VILLA D’ESTE – IL PALAZZO: SOGNO DI GLORIA

A PRIMA VISTA

Il portico all’ingresso contiene il preludio al motivo dominante dell’acqua: una fontana con la Venere-ninfa dolcemente dormiente.

Entrando nelle sale sontuose e riccamente decorate del Palazzo a disposizione del cardinal Ippolito d’Este la sensazione è di ammirazione, accompagnati da quella di essere in qualche modo ‘ospiti’, piacevolmente accolti a corte.

Ben poche volte emerge un senso di severo raccoglimento, per lasciar spazio al brulicare quasi sfrenato degli affreschi, abbondanti, raffinati, eloquenti, a volte curiosi..

 

UN PO’ DI STORIA…

L’arrivo trionfante del cardinale Ippolito II d’Este a Tivoli, nominato Governatore della città, cambierà il panorama storico-culturale tiburtino: la sua Villa, modello superbo di villa cinquecentesca, accoglierà una corte di letterati, artisti e uomini illustri.

Ippolito, nato a Ferrara nel 1509, figlio di Alfonso I d’Este e di Lucrezia Borgia, è destinato alla carriera cardinalizia (che sarà molto veloce, a 10 anni è arcivescovo di Milano) ed agli studi umanistici, entrando in contatto con esponenti importanti delle arti e della letteratura, e con la corte del re Francesco I (con cui era imparentato), di cui diviene consigliere personale grazie al suo raffinato gusto artistico.

Si inserisce nel novero prestigioso delle figure di cardinale-principe-mecenate tipiche dell’epoca, e tenta invano di salire al soglio pontificio: viene eletto Giulio III al suo posto mentre lui è nominato appunto governatore di Tivoli nel 1550.

Per una persona raffinata, abile ed ambiziosa una sconfitta difficile da digerire..

Il Palazzo del Governo allestito per lui nel convento di S. Maria Maggiore non è all’altezza del suo rango: infatti Ippolito aveva abitato e trasformato in modo sfarzoso residenze come Palazzo Orsini a Montegiordano e la ‘Vigna’ di Montecavallo (l’attuale zona del Quirinale) a Roma, oltre ad altre importanti dimore fuori Roma.

Una volta a Tivoli, quindi, decide di realizzare una villa che ne potesse mostrare il prestigio, la ricchezza, la cultura, con ambienti adatti ad ospitare in tutto e per tutto una corte principesca.

 

RACCONTO DELL’OPERA

Il progetto generale e geniale di Villa d’Este fu affidato all’ architetto Pirro Ligorio, e la direzione lavori  all’architetto ferrarese G.A. Galvani.

Il Ligorio, architetto di fiducia di Ippolito, nonché antiquario, pittore ed archeologo, era figura  preminente e attivo in molti scavi a Roma e nella campagna romana; fu direttore degli scavi di Villa Adriana proprio per volontà dello stesso Ippolito.

Ebbe l’occasione unica di applicare gli studi e le ricerche sull’arte e sulla cultura classica, concependo la villa e inserendola nell’ambito dei siti archeologici dell’area (Santuario d’Ercole, Villa d’Orazio, Templi di Vesta e Sibilla), proprio sui resti di una villa romana tardo-repubblicana: Ippolito si metteva così in un rapporto di ammirazione-competizione con l’antico.sostruzioni villa d este

Di fatti gli splendidi disegni che ci ha lasciato del Santuario d’Ercole testimoniano l’ interessamento per l’ area e le strette analogie costruttive con la villa estense, come “l’organismo sostruttivo che caratterizza il settore nord occidentale del complesso e, più in generale, alla sua distribuzione su terrazzamenti artificiali indispensabili per superare il vincolo orografico”. 

(da: Atti del Convegno” Ippolito II d’ Este,cardinale principe mecenate, A cura di MARINA COGOTTI e FRANCESCO PAOLO FIORE, De Luca Editori D’Arte, Roma , 2103)

Il sito scelto è la cosiddetta ‘Valle Gaudente’, nome emblematico della posizione privilegiata per clima, esposizione, salubrità dell’aria, visuale sul paesaggio.

 

Il Palazzo

Era necessario sfruttare e trasformare le preesistenti strutture dell’antico convento di S. Maria Maggiore: il Ligorio sviluppa l’edificio attorno al chiostro benedettino, che trasforma ad elegante portico, utilizzando il muro della Chiesa come chiusura della corte.

Gli ambienti sono posti in successione: appartamenti del cardinale, sale di rappresentanza, sale degli ospiti ed altre zone di servizio.

La facciata principale è quella che domina il giardino-vallata, determinandone l’assetto geometrico in asse con quello che era il vero ingresso-ora chiuso- sulla strada del Colle, affermando la volontà di manifestare agli ospiti la grandezza della villa dal giardino.belvedere villa

panormica villa

Il prospetto del palazzo è semplice e severo, con 3 ordine di finestre senza timpano, con fasce marcapiano: canone classico sui modelli dei palazzi rinascimentali romani. A stemperare questo assetto il Ligorio inserisce  con terrazze belvedere, su 2 ordini, con arcate inquadrate da colonne e trabeazioni e con 2 rampe simmetriche che danno l’accesso al giardino:  una similitudine lampante è con la scalinata di Palazzo Senatorio in Campidoglio, ideata da  Michelangelo, oltre ad influssi del Belvedere di Bramante in Vaticano e del Santuario della Fortuna Primigenia a Palestrina(I sec. a.C.) nello sviluppo del disegno di scale e rampe degradanti verso il giardino.

Il programma iconografico

Le sale dei 2 piani più importanti, quello a livello del cortile-appartamenti del cardinale- e quello sottostante di rappresentanza, furono decorate attraverso l’opera di maestranze specializzate di alto livello: pittori, scultori, stuccatori, mosaicisti, ceramisti, ed altri ancora. Tra il 1560 e il 1572 la villa era un cantiere incredibile dove procedevano parallelamente lavori nel palazzo e nel giardino.

Le pitture sono opera di Girolamo Muziano, Federico Zuccari, Livio Agresti e Cesare Nebbia, per citarne alcuni.

Tutto era ordinato da scopi ben precisi: esaltare le virtù e le doti del cardinale e la sua famiglia, celebrandone le nobili origini, distribuendo ovunque simboli e allegorie sia del mondo pagano che cristiano, storie mitologiche, scene sulle origini di Tivoli, scene di fantasia, di caccia, di paesaggio, raffinate  e ricche decorazioni a ‘grottesche’.

Lo stemma della casa d’Este (i gigli d’oro della monarchia francese) associato a quello cardinalizio (aquila bianca estense) è una costante nella villa, a rimarcare lo stretto legame con la corte di Francesco I.

Tra i miti risalta Ercole, eroe classico protettore dell’antica Tivoli ma anche degli Este (Ercole si chiamavano nonno e fratello di Ippolito); lo stesso Ippolito si poneva come nuovo Ercole, vista l’enorme impresa di costruire la villa.

L’associazione Ercole-Ippolito è ribadita fortemente nel motto ‘ab insomni non custodita dracone’, (pomi non custoditi dall’insonne drago) ricavato con senso opposto dalle Metamorfosi di Ovidio, dove era usato il termine concustodita (custodite con cura). Indica l’11^ fatica di Ercole: la conquista dei pomi d’oro- simbolo di tutte le conoscenze umane- dal giardino delle Esperidi, ora custoditi dall’aquila estense, la quale compare con gli stessi pomi gialli e il motto.

 Le stanze

Al livello delle stanze private (che avrebbero dovuto essere abbellite da arazzi) IMG_5370la sala centrale è affrescata con personificazioni della Saggezza, Umanità, Carità e Pazienza, due stanze con virtù e busti di filosofi greci, la cappella privata ospita una immagine della Madonna di Reggio, Profeti e Sibille e storie della Vergine; mentre raffinatissimo e’ il soffitto ligneo della sua camera da letto.

Al livello delle stanze di rappresentanza l’ambiente centrale è il grande : la volta raffigura Il Convito degli Dei (Federico Zuccari) in una finta prospettiva che aumenta il volume reale della sala come per prolungarlo e aumentare quel senso di meraviglia agli ospiti dei ricevimenti e banchetti, che venivano associati, in maniera altisonante, a quelli degli dei; nei medaglioni intorno sono allegorie delle 4 stagioni.

 

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Sulle pareti del salone un ciclo di ‘finestre’ paesaggistiche sulle dimore di Ippolito a Roma e Tivoli: la villa sul Quirinale, villa d’Este; completa il tutto la realizzazione di una fontana interna al salone, in cui si rappresenta il tempio della Sibilla, simbolo di Tivoli(opera dell’esperto fontaniere Curzio Maccarone completata da P. Calandrino). Queste finestre esaltano l’opera del cardinale e della città che lo ha accolto, attraverso una sorta di ‘anteprima’ sull’ambiente esterno.

Le altre stanze contengono, oltre alle celebrazioni di temi significativi come la gloria e la nobiltà, scene mitiche fondamentali per la storia di Tivoli come: la fondazione di Tibur, con i relativi sacrifici, la battaglia di Tiburto e Catillo contro i Latini, scene del mito di Ercole, l’annegamento del re Anio (che ha dataffresco villao il nome al fiume Aniene), il carro di Apollo, scena riguardante Venere e il mito di Ino-Leucotea.

Le stanze con scene religiose contemplano storie relative a Noè e Mosè (che fa scaturire acqua dalla roccia, allusione a Ippolito ed all’acqua delle fontane di Villa d’Este).

Le stanze del terzo piano non furono decorate.

 

 

 

 

 

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