ARCO DEI PADRI COSTITUENTI “L’IMMAGINIFICO RACCORDO” IN PIAZZA GARIBALDI

 

L’Arco muta qui del tutto la sua tradizionale valenza storica di ornamento trionfale, ponendosi piuttosto come segno di continuità territoriale tra l’anfiteatro di Bleso e Villa d’Este, quasi raccordo immaginifico, nella complessiva potenza architettonica di Tivoli, e fluido  passaggio tra luoghi eminenti”.

(A. Pomodoro)

 

A PRIMA VISTA

Realizzato da Arnaldo Pomodoro e ultimato nel 2009 in occasione dell’opera di riqualificazione, commissionata dal comune di Tivoli e cofinanziata dalla Provincia di Roma e dalla Regione Lazio, dell’area che circoscrive villa d’Este, il grande arco di 7 metri, in bronzo e acciaio, si trova al centro di Piazza Garibaldi. Fin da subito, non ha goduto di una grande fortuna, accogliendo da sempre pareri contrastanti tra gli abitanti di Tivoli, accomunati, per lo più, da un generale scetticismo per lo stile contemporaneo che restituirebbe alla piazza un volto freddo, e per certi versi troppo essenziale. Inoltre, osservando l’arco con lo sguardo verso il centro della città, le due palazzine degli anni Settanta, che si stagliano sullo sfondo, ne comprometterebbero l’armonia del prospetto.

Esaminando la scultura del maestro Pomodoro, a un primo sguardo la base dell’arco pare innalzarsi da un accumulo di detriti a forma di sfere e scaglie che, per dimensioni e regolarità morfologica, sembrano venute da lontano. Concrezioni geometriche della materia, che assomigliano a forme naturali ma che ci rimandano complessivamente a una struttura coerente, come a voler sottolineare il nesso tra casualità della natura ed intervento umano. L’ambiguità è quindi suggerita dal tentativo mimetico della creazione artificiale, di simulare quella naturale.

Tuttavia, abbandonando per un attimo lo studio analitico dell’opera, e riportando la percezione di questa, al particolare e per certi versi unico contesto tiburtino, è possibile concedersi una suggestione  soggettiva. Infatti, se è vero che ogni scultura, a differenza di un dipinto, ha tante più sfaccettature quante più sono le angolazioni e le distanze da cui è possibile osservarla, si potrebbe azzardare un punto di vista ideale per poter catturare, dall’arco di Tivoli, quel fascino poetico che ben si sposerebbe con la vicina villa d’Este, di cui le due vasche alla base sembrerebbero un preludio.

Visto di tre quarti e a distanza ravvicinata, l’arco pare formarsi da due zampilli d’acqua che si uniscono nel punto in cui si assottigliano, divenendo flusso continuo e alimento reciproco delle due vasche gemelle sottostanti. Queste ultime potrebbero così alludere, rispettivamente, al passato e al presente di Tivoli, che ha da sempre forgiato la sua identità e la sua storia sull’elemento dell’acqua.

In qualsiasi modo lo si voglia vedere, l’arco rimanda, in ogni caso, a un’idea di compenetrazione e dialogo di varie epoche storiche, che corrisponde al volto attuale della nostra splendida città.

 

UN PO’ DI STORIA ..

La Piazza. Piazza Garibaldi deve il suo nome all’eroe dei due mondi che, nel luglio del 1849, in fuga dai suoi nemici, passò da Tivoli per ristorarsi sotto l’ombra di un olmo, situato nei pressi dell’attuale piazza. Prospicente ad essa è il giardino pubblico, abbellito dalla presenza di tre fontane monumentali, inserite dopo la seconda guerra mondiale, oltre che dalla presenza del busto commemorativo in onore, sempre, di Garibaldi. Ad aggiungere una nota di bellezza al giardino è il suo sguardo alla famosa “panoramica” di Tivoli, da cui è possibile godere di un panorama unico con Roma sullo sfondo, reso ancora più spettacolare al tramonto quando il cielo della città si colora di sfumature pittoresche.

Su questa storica piazza, da cui è possibile l’accesso a villa d’Este si trovano inoltre due importanti complessi, uno situato al termine della panoramica ed è il Convitto Nazionale, ricostruito nell’ attuale edificio moderno, in seguito ai bombardamenti della seconda guerra mondiale, e l’altro è l’imponente struttura squadrata con copertura a tetto, un tempo occupata dalle scuderie di Ippolito d’Este e dove oggi vengono spesso ospitati convegni, concerti, presentazioni di libri e allestite mostre, il più delle volte di artisti locali.

Arnaldo Pomodoro. Nato a Morciano di Romagna nel 1926, Arnaldo Pomodoro è uno scultore e orafo, che ormai da diversi decenni gode di fama internazionale. Le sue opere sono infatti presenti nelle più importanti città del mondo tra cui Los Angeles, Dublino, Copenaghen, Brisbane, Roma e in numerose altre località. La sua carriera è iniziata come orafo, realizzando gioielli e monili in piombo e argento attraverso una tecnica di fusione in negativo su osso di seppia, imparata presso una bottega pesarese, e costituendo successivamente, insieme all’altrettanto celebre fratello Giò, il gruppo 3P. Diversi critici hanno riscontrato in questi primi lavori di oreficeria, degli esempi di statue in miniatura che anticipavano le forme monumentali, realizzate per lo più con il metodo di fusione a cera persa in bronzo. Nel 1954 Pomodoro si trasferì a Milano, dove iniziò a collaborare con diversi artisti e uomini di cultura, in un panorama ricco di influenze internazionali. Importante è stato l’incontro con Lucio Fontana, il quale gli aprì la strada verso una nuova e personale ricerca della spazialità, e con il quale, insieme ad altri artisti tra cui il fratello Giò, costituì il gruppo Continuità nei primi anni Sessanta. Fondamentale inoltre, per la sua evoluzione artistica, è stata l’esperienza negli Stati Uniti, dove si recò la prima volta nel 1959. Qui il maestro ebbe l’occasione di dialogare con un contesto culturale il cui fermento avanguardista nel campo delle arti era all’epoca attualissimo e dirompente, offrendogli l’occasione di estendere la sua esperienza dello spazio, in un ambiente completamente diverso da quello italiano.

Tutto il lavoro dello sculture si orienta molto sulla necessità di realizzare opere spesso destinate ad occupare spazi esterni, e quindi ad entrare in dialogo con la collettività e con il suo spazio quotidiano. Questa stretta relazione tra scultura monumentale e tessuto urbano, rende il suo lavoro molto vicino all’architettura.

Per quanto riguarda lo stile, in tutti i suoi lavori ciò che domina è l’aderenza alle forme geometriche essenziali, prediligendo quelle sferiche oltre al cubo e al cono.

Queste sculture sembrano a prima vista dei meteoriti arrivati dallo spazio, che ci mostrano la complessità dei propri rapporti interni, imprigionati in geometrie che, se non fossero squarciate, sarebbero perfette. Per lo scultore le sue opere non sono chiuse in se stesse ma continuano a muoversi, a fondersi con l’ambiente che le circonda, arricchendosi delle esperienze di chi osservandole, o anche solo passandogli vicino, vi aggiunge un pezzo del proprio quotidiano. È per questo che Pomodoro le definisce “stratificazioni della storia”.  

 

CURIOSITA’ E FASCINAZIONI

Parenti apparenti …

… Sì perché l’arco di Tivoli non è l’unico esemplare presente in Italia ma ce ne sono degli altri. Un esempio è quello in terracotta che si trova nell’isola di Ischia, presso il centro termale di Negombo nella località Lacco Ameno, ma anche quello situato nel comune piemontese di Castellamonte, noto per essere la città della ceramica. Accomunati dallo stile inconfondibile del maestro Pomodoro, sono diversi per struttura e composizione rispetto all’arco di Tivoli, dimostrando ancora una volta di volersi integrare con il contesto in cui si trovano, seppur non amalgamandosi mai del tutto ad esso. L’intento infatti è sempre quello di mutare il senso di una determinata dimensione urbana, riqualificando l’ambiente circostante, al passo con il proprio tempo.

> Posizione

Latitudine: 41.9609089

Longitudine: 12.796436099999937

 

One Comment

  1. Splendida scultura, opera d’arte realizzata dal maestro Arnaldo Pomodoro
    Molto armoniosa.
    Osservandola da diverse angolazioni si ha la sensazione di movimento, sembra che la scultura si muova e “zampilli”.
    Accumuna l’idea del movimento dell’acqua al voler “penetrare” la terra. Due elementi naturali quali appunto l’acqua e la terra:
    Il nostro fiume Aniene (l’antico Anio) e la nostra meravigliosa valle: la valle dell’Aniene.

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