VILLA D’ESTE – IL GIARDINO: SOGNO DI ACQUA

A PRIMA VISTAbelvedere villa

Affacciandosi dalla loggia sul giardino la vista si spalanca piacevolmente sulla delizie del paesaggio naturale (il panorama che si può godere dal ‘balcone’ di Tivoli affacciato sulla campagna romana) e delle architetture d’acqua.

Il piacere della frescura si può accompagnare alla vista attraverso le diverse direzioni: dalla loggia verso l’antico ingresso e viceversa (intuendo quale era l’impatto dal sotto in sù dei visitatori di una volta), dalla fontana dell’Ovato verso la Rometta attraverso le Cento Fontane e viceversa (quinte d’acqua quasi senza interruzione), dalla fontana dell’Organo verso le Peschiere e viceversa.

Piaceri all’ombra di un verde romantico e altro..

 

RACCONTO DELL’OPERA

Contestualmente al palazzo (vedere Qrcode e relativo articolo “Villa d’Este – il Palazzo:sogno di gloria) si diede l’avvio alla realizzazione del giardino, caratterizzato da un notevole sforzo tecnico volto a creare i terrazzamenti e i collegamenti, nonché l’assetto vegetazionale e l’ingegnoso impianto idraulico.

L’impianto del giardino non fu però indolore per la comunità tiburtina: prima del colossale sbancamento del terreno, aspro e roccioso, Ippolito attinse alle sue risorse economiche per acquisire terreni ed edifici nella ‘Valle Gaudente’ (anche con espropri che causarono molte proteste) per poi demolire 40 abitazioni, vigne, orti, oliveti, chiese, strade; un intero quartiere con il suo vissuto agreste, popolare e religioso fu sacrificato al giardino estense. La preesistente ed importante chiesa di S. Pietro alla Carità fu salvaguardata.

Le mura cittadine (donate dal Barbarossa alla città), fecero da sostegno e recinto, con l’erezione di imponenti sostruzioni per consolidare il terreno e creare il piano necessario al giardino.

Le fontane scenografiche

Tivoli è città d’acqua per eccellenza e Pirro Ligorio creò una delle opere di idraulica e architettura più sofisticate del ‘500: il team era costituito da raffinati fontanieri ed eccellenti idraulici.

Si resero necessarie due fonti d’acqua: l’acquedotto Rivellese (che già alimentava la città) dalle sorgenti del monte S.Angelo e le acque del fiume Aniene.

Il primo alimentò, mediante 3 serbatoi, il palazzo e la parte alta del giardino.

Invece le acque del fiume Aniene, che dovevano alimentare il poderoso apparato delle fontane più grandi, furono convogliate scavando (tra il 1564 e il 1565) un grandioso canale, detto canale Estense, che andava a prelevare le  acque del fiume attraversando le viscere della città per oltre 1000 m., con una portata di 600-800 litri/sec., raggiungendo la villa in prossimità della fontana dell’Ovato dove con un sistema di ripartizione (una invenzione tecnica tutt’ora in funzione) si dava il via alla circolazione d’acqua.allegoria villa d este

Tutto sfruttando la gravità con una eccellente disposizione dei condotti tra una fontana e l’altra.

Complessi sono i motivi allegorici e simbolici, che dialogano con i concetti già espressi nel Palazzo.

Ma oltre ai riferimenti colti, la Villa era intesa come un ‘teatro’, in cui il visitatore era spettatore ma anche a volte attore quando veniva ‘investito’ da ‘scherzi d’acqua’ creati ad hoc, oppure da musica creata mirabilmente dal movimento d’acqua.

Questo aspetto avvolgente e coinvolgente è evidente nelle celebri fontane dell’ Ovato (o Fontana di Tivoli), la Rometta, il viale delle Cento Fontane e la fontana dell’Organo.

La Fontana dell’Ovato (detta così per la forma della vasca) organoè  allegoria dell’ambiente tiburtino: monti, grotte, acque su cui troneggia la statua della Sibilla Albunea col figlio Melicerte, ed ai lati i fiumi Aniene ed Ercolaneo (affluente dell’Aniene).

Dal calice centrale cade l’acqua a cascata, echeggiando le famose cascate di Tivoli; al di sotto del monte un portico anulare che all’esterno presentava una volta dentro nicchie statue di ninfe che versavano acqua. In alto sopra la Sibilla il Cavallo di Pegaso; la decorazione della vasca contempla anche un genietto alato all’interno e una raffinata decorazione a maioliche policrome.

E’ stata detta la ‘Regina delle fontane’, appellativo che merita tutto.

viale cento fontane

Il viale delle Cento Fontane è un fenomenale asse acquatico di collegamento tra la fontana di Tivoli e quella di Roma (la Rometta): un ideale rimando all’Aniene ed i suoi affluenti, che si immette nel Tevere.

Le fontane sono decorate con gli immancabili gigli e aquile, e con navicelle ed obelischi; sotto vi sono altorilievi con scene delle Metamorfosi di Ovidio, oggi in gran parte rovinate dalla vegetazione.

Denota un’ attenzione a riprodurre la geografia dei luoghi del territorio che accolgono le storie ed i miti della villa.

 

Nella Fontana di Roma o ‘Rometta’ villa 3le acque del fiume Aniene (il dio fluviale che sorregge il tempio della Sibilla) si riuniscono a quelle del Tevere (statua in basso), incontrando poi una barca simbolo dell’Isola Tiberina e che ha per albero l’obelisco di Esculapio (culto introdotto a Roma associato alla stessa isola); è presente la statua di Roma, con il classico gruppo della Lupa con i mitici gemelli.

Sul podio della fontana, concepita anch’essa dal Ligorio, rimane una parte della rappresentazione simbolica dei Sette Colli con i loro monumenti: una sorta di ‘miniatura’ di Roma, che si fa fatica a riconoscere e che era disposta a semicerchio, creando una quinta teatrale, funzione che  probabilmente aveva in realtà, oltre che da sala da pranzo.

La posizione della fontana indica idealmente la direzione da dove in realtà si può vedere Roma sullo sfondo del panorama: reiterata allusione alle ambizioni papali.

villa7

L’altra famosa Fontana dell’Organo, in cui operano per la realizzazione dell’organo idraulico Luc Leclerc e Claude Venard, fu terminata nel 1611 dal cardinale Alessandro d’Este, disegnata dal Ligorio.

Presenta in cima l’aquila estense e nella nicchia centrale il tempietto a protezione dell’organo idraulico;

ai lati statue di Apollo(dio della luce e della musica) e Orfeo(che con la lira

ammaliava gli animali), soprabassorilievi con la Sfida di Marsia e Orfeo e gli animali; erme a braccia incrociate e cariatidi completano la decorazione.fontane dell organo

L’organo era ed è una attrazione della villa: una meraviglia idraulica in cui la caduta dell’acqua in un a cavità causava l’uscita dell’aria nelle canne ed un altro sistema muoveva i tasti in maniera armonica.

Ancora oggi si può ascoltare una musica … ogni due ore, a partire dalle 10,30 di ogni giorno….anche dall’ interno dell’ adiacente cripta della chiesa di S.Pietro alla Carità. (Qr code – articolo : Monumenti religiosi/S. Pietro alla Carità, ritorno alle origini)

Veniva anche detta Fontana del Diluvio visto che alla fine dello spettacolo musicale ne iniziava uno solo di acqua fatto di molto fragore ed effetti molto vivaci.

Quasi in simbiosi geniale con questa è la sottostante fontana di Nettuno, i cui alti zampilli visti dall’asse delle Peschiere indicano proprio la forma delle canne di un organo; si ripete il simbolismo delle grotte(Grotte delle Sibille) e delle cascate creando nel complesso un trionfo di acque, in cui cela la statua del Nettuno(visibile sotto la cascata centrale)

Era stata concepita in maniera diversa niente meno che dal Bernini, il quale aveva ideato una fontana a cascata su una scogliera a esedra, con l’acqua raccolta dai piedi della fontana dell’Organo.

L’asse acquatico e visivo delle grandi Peschiere prolunga il piacere dalla fontana dell’Organo, con tre grandi vasche tuttora dimora di pesci adornate con i classici vasi di agrumi.

 

Le fontane raccolte

Quasi a far da contrappunto alle grandi fontane sono inserite sotto l’area della Rometta due fontane quasi nascoste alle visuali di acqua del parco: la fontana della Civetta e di Proserpina.

La fontana della Civetta celebra l’aria ed i suoi abitanti: gli uccelli.fontana civetta

E’ strutturata ad arco trionfale (in ricordo di Roma) con 2 colonne che l’inquadrano, decorate con tralci a spirale ed i classici pomi d’oro; in alto 2 figure femminili e lo stemma di Ippolito. Le figure di Fauni e Satiri danno un’impronta dionisiaca e naturalistica che una volta era accentuata da un’altra piccolo spettacolo della villa: nella roccia artificiale sottili rami di bronzo accoglievano uccellini metallici che cantavano allegri(mossi da congegni ad acqua analoghi a quelli della fontana dell’organo) per tacere quando appariva la civetta; secondo dei racconti a volte arrivavano uccelli veri per partecipare al concerto..

 

La fontana di Proserpina era una volta detta degli Imperatori perchè forse era un monumento onorario relativo ai 4 imperatori che si ritenne edificarono ville nel territorio tiburtino.

La nicchia principale è affiancata da quattro colonne tortili(che avevano come modello le colonne della basilica costantiniana di S. Pietro) decorate a stucco e coperte da viticci; nella esedra centrale vi sono le figure in stucco di Nettuno e Proserpina. L’ambiente era una sala da pranzo all’aperto molto particolare e raffinata.

Per stupire ancora gli ospiti era stata creata anche la vicina Scala dei bollori, in cui bassi getti d’acqua erano così ben congegnati da sembrare acqua bollente: uno degli effetti più apprezzati anche dagli esperti fontanieri.

 

L’asse centrale

Dallo spiazzo detto Rotonda dei cipressi, (per la presenza dei centenari alberi), si ammira l’elevazione del giardino verso il palazzo, mentre verso destra si notano le Fontane dette ‘Mete’ , forse riferite alle Colonne d’Ercole, previste dal Ligorio dentro le Peschiere in una versione meno rustica.

Sulla parte sinistra di questa parte del giardino è presente una Fontanina rustica dell’Inverno.

Ponendosi nel percorso in asse con la loggia del palazzo si incontrano altre bellissime e prestigiose fontane.

 

La fontana dei Draghifontana draghi

Un’avvolgente esedra delineata da una doppia rampa inquadra l’ampio bacino in cui compaiono due delfini e il gruppo scultoreo dei Quattro dragoni alati, da cui escono potenti getti. Una volta la fontana generava effetti sonori dovuti a variazioni della pressione idraulica: piccoli scoppi o crepitii imitando, secondo alcune cronache dell’epoca, le girandole fatte di razzi.

I 4 draghi alludono allo stemma di Gregorio XIII, che visitò solennemente la Villa nel 1572(si narra che per lui fu costruita la fontana in una sola notte!).

 

Il bicchieronebicchierone

E’ una fontana creata dal Bernini su incarico del cardinale Rinaldo d’Este: una grande conchiglia con due calici che iniziò a zampillare  nel 1661 in occasione di visite illustri.

 

Le Grandi Madri

Tra i tanti motivi sottostanti alla creazione di villa d’Este uno è collegato a tre figure femminili legate all’elemento acqua che qui domina: la Sibilla Albunea, Venere, Diana Efesina.

Tutte e tre possono essere ricondotte al principio vitale, di natura generante come grandi madri.

La prima già è stata incontrata nella fontana di Tivoli. Le altre, posizionate in fontane meno altisonanti ma significative.

La Fontana di Venere è la ‘mostra’ dell’acquedotto Rivellese, sovrastata da un busto di Costantino(l’imperatore cristiano) e fatta ad arco trionfale, come quelle della Civetta e Proserpina, ornata da un sarcofago-vasca.

La Venere-ninfa è sdraiata dormiente, in un atteggiamento quasi di attesa di un nuovo sole, sullo sfondo di un paesaggio che già riecheggia ambienti fluviali.

La Fontana di Diana Efesina, all’inizio posta al centro della fontana dell’organo, si pone come ‘Dea della Natura’, centro della vita come una specie di multimamma; simbolismo evidente nelle numerose mammelle.

 

Grotte, logge

Completano questo straordinario complesso una serie di grotte artificiali e logge, poste nella parte alta del giardino, che hanno perso tutte le statue.

Tra le più belle la grotta di Diana, caratterizzata da una ricca decorazione policroma.

La villa era abbellita anche da una ricca serie di statue, busti, bassorilievi, urne, sarcofagi di età classica, che provenivano da scavi eseguiti nelle aree archeologiche circostanti(per esempio Villa Adriana, da cui proviene il tripode presente in copia nel terrazzo davanti la loggia di ingresso), secondo la filosofia di riuso dell’antico tipico del Rinascimento.

Tutto connotava una villa di delizie dove ci si poteva ispirare ma anche solamente godere del piacere di passeggiare.

 

La composizione del verde

La struttura originaria del giardino è ben visibile nella famosi incisione di E.Duperac inviata a Caterina de’ Medici nel 1573, ma anche nel Salone di Tivoli: un insieme di comparti regolari disposti simmetricamente rispetto all’asse loggia superiore-ingresso via del Colle, secondo i dettami dei trattati rinascimentali.

Entrando dal vecchio ingresso quindi i visitatori potevano subito imbattersi in un pergolato di legno  a croce dove si coltivavano uve rare (negli orti estensi a ridosso della villa veniva coltivato anche il pizzutello, rinomata varietà tiburtina); nella parte in piano vi erano classiche presenze come il Giardino dei semplici(erbe officinali, ma anche fiori, piante esotiche, ortaggi, legumi per la mensa di Ippolito),  a sud ovest i labirinti di mirto e alloro oltre che olmi e platani.

Nei riquadri in pendio alberi da frutto, filari di viti ed inoltre piccole selve di specie sempreverdi mediterranee.

Questa struttura subì una trasformazione nel senso di un giardino romantico, che ha quasi del tutto nascosto le geometrie di un classico giardino architettonico.

Eliminati labirinti, pergolati e padiglioni si diede importanza alla prospettiva dal basso, aprendo la visione alla successione delle terrazze verso il palazzo (che così viene a sembrare quasi sospeso in aria, come osservò Fulvio Testi nel 1620).

La  Rotonda dei Cipressi accentuò questa tendenza, pur creando uno spazio ombroso che voleva rimarcare il vecchio padiglione.

Al posto di viti ed alberi da frutto furono impiegati abeti, pini, lecci, cipressi nei riquadri in pendio, tutelando sempre le visuali con il controllo delle siepi.

I vasi di agrumi erano l’ornamento classico del giardino secentesco, collocato ai bordi delle Peschiere, terrazzamenti, loggiati, scalinate: il bel portamento e fogliame, il profumo intenso di fiori e frutti può ancora oggi essere apprezzato in villa.rosa2

La parte più vicina al palazzo era costituita dal il giardino segreto riservato al cardinale e lo spiazzo della pallacorda, ambienti tutt’ora presenti ai lati dell’edificio estense ma che hanno perso la loro funzione.

 

CURIOSITA’ E FASCINAZIONI

Le rose e l’acqua

Per impreziosire una visita a Villa d’Este di emozioni e di sorprese, scoprendo angoli insoliti e più intimi, si può programmare una visita a maggio: lo scintillio e la fresca trasparenza delle acque è accompagnata dalle rose.rose 4

Una presenza discreta reintrodotta in modo consistente nel 1995, dopo alterne vicende e che muta nel corso degli anni colorando e profumando la passeggiata.

Una sosta è d’obbligo nella bordura del vialone a destra del palazzo per ammirare rose antiche come la Rosa gallica classica (‘Officinalis’) e la curiosa ‘Versicolor’(una mutazione che rende striato e variegato il rosa-rosso);  così come la altre galliche e damascene presenti nella siepe centrale(tra le tante ‘Belle de Crecy’ che muta colore dai boccioli cremisi ai petali ciliegia-rosa scuro-malva-magenta-lillà).

E’ difficile non essere sedotti dai splendidi arbusti di ‘Blush Noisette’, all’uscita della fontana dell’Ovato cosi come dall’altra fondamentale rosa antica, la Rosa alba che si affaccia con una grazia raffinata vicino la fontana del Bicchierone, aprendo il suo bianco con sfumatura di rosa carne.rose 3

Tanti altri sono gli angoli in cui le rose trasmettono il loro fascino, a loro agio nel fascino della villa.

 

I banchetti di Ippolito

Villa d’Este era lo scenario maestoso dove si accoglievano artisti, letterati, uomini illustri nel piacere idilliaco del giardino.

Il cardinale Ippolito d’Este amava dare dei sontuosi banchetti anche all’aperto visto lo scenario unico che aveva creato.

Questa era la composizione di un banchetto tenuto nella sua residenza di Belfiore nel 1529, a base di pesce: pane intorno al latte e zucchero, insalate di asparagi e acciughe, pastelli ripieni di polpette di storione, crostata di fave e cacio pecorino, statue di zucchero dorate e dipinte, storione decorato, 400 gamberi e pastelli. Il tutto accompagnato da intrattenimenti e balli di damigelle.rose 5

Non è finita qui: a questo punto apparivano 8 mori e 7 donne nudi fatti di pasta di ‘sosamelli‘ (tipica ciambella delle regioni meridionali), con ghirlande di alloro in testa e fiori e verdure a coprire le vergogne..

Il suono dei pifferi sembrava dar fine al banchetto ma era uno scherzo! Si continuava tra musiche canti e balli a mangiare ogni sorta di vivanda e per concludere il cardinale regalava ogni sorta di oggetti (collanine, braccialetti, guanti profumati,etc.) per ribadire la sua generosità.

 

 

 

 

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