IL MUSEO DIDATTICO DEL LIBRO ANTICO A VILLA D’ ESTE: IL “MITO LIBRARIO” NELL’ANTICA TIBUR

Forse non tutti sono a conoscenza dell’eccellenza e del prestigio di cui può lodarsi il Laboratorio e Museo del libro antico di Tivoli, sito, non a caso, nel luogo che più di tutti costituisce l’emblema di questa città: Villa d’Este.

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All’interno dei due locali, accessibili passando dal piazzale che accoglie la meravigliosa fontana dell’Ovato, si conservano numerosi testi librari antichi, documenti e stampe d’epoca del territorio, oltre ai vari “strumenti del mestiere” tra cui i torchi lignei (risalenti al XVII e al XIX secolo e tutt’ora utilizzabili per la riproduzione di libri ed incisioni), gli arnesi per la scrittura (stili, tavolozze, mortai) i supporti (pergamene, papiri miniati, tabulae ceratae) e altri materiali (pigmenti naturali, colle, resine).

Il Museo Didattico, aperto gratuitamente al pubblico, è una struttura permanente nata nel 1979 per il mondo della scuola che acquisisce conserva ed espone beni culturali con finalità di educazione e di studio.

Svolge le sue attività in collaborazione del MIBAC e del Ministero della Pubblica Istruzione.

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I locali, concessi dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici e Ambientali del Lazio sono stati recuperati e resi fruibili a cura e spese del fondatore prof. Antonio Basile, grazie ad un pionieristico rapporto di collaborazione pubblico – privato.

 

UN PO’ DI STORIA …

Sin dai tempi più remoti, la città di Tivoli ha avuto un rapporto diretto con la tradizione letteraria e scrittoria, ospitando biblioteche di rinomato prestigio come ad esempio la biblioteca del Santuario d’Ercole Vincitore, risalente al II secolo a.C. e scomparsa nel IV secolo, ed una delle ventotto biblioteche pubbliche più importanti dell’antichità.

La biblioteca del Santuario d’Ercole rivestì un ruolo centrale nell’ambito politico e culturale romano in quanto la città di Tivoli, meta di numerosi patrizi in villeggiatura, divenne dall’età repubblicana, una vera e propria succursale di Roma.

Più tarda, ma ugualmente rinomata nel contesto culturale della Roma imperiale fu , suddivisa nelle due biblioteche private finora identificate, presso la sua villa imperiale nei pressi di Tivoli.

 

La pergamena  a Tivoli

La produzione della pergamena, ebbe inizio a Tivoli in epoca romana, come dimostra il ritrovamento in quest’area di un impianto per la calcinatura delle pelli, utile alla lavorazione della membrana animale che diventerà, specie nel Medioevo, il supporto maggiormente utilizzato per la scrittura, al posto del papiro.

Tale pratica non si arrestò nel corso dei secoli, come dimostrano le fonti duecentesche rinvenute nelle pergamene degli archivi ecclesiastici, e proprio al XIII secolo risale la trascrizione su pergamena dei Papiri delle Chiese di Tivoli (attualmente conservati presso l’archivio vescovile).

Questi documenti sono i più antichi del Regesto Tiburtino, volume img_9394webpergamenaceo di notevole importanza, iniziato tra l’XI e il XII secolo per volontà del vescovo Ottone, o del suo successore Milo, e contenente importanti testimonianze relative alla diocesi tiburtina, oltre che delle decorazioni miniate realizzate dagli stessi amanuensi che copiarono i testi.

Stando allo studio delle fonti analizzate da alcuni storici locali, è emerso che la produzione di pergamena continuò nei secoli successivi, sino alla fine delle XVIII secolo, quando ormai il suo uso nel mondo librario era quasi del tutto scomparso, e Tivoli era già da tempo rinomata per la produzione della carta.

 

I magistri cartari di TivoliDSC_4778 2

Le prime testimonianze di una cospicua produzione di carta a Tivoli risalgono addirittura al Quattrocento, quando cominciava a diventare una delle attività maggiormente redditizie della città, e come lo rimase fin quasi ai nostri giorni costituendo l’impiego più diffuso di molte famiglie tiburtine, dedite per decenni al lavoro presso le famose cartiere.

Purtroppo ad oggi, pur essendo rimaste un significativo esempio di archeologia industriale, le cartiere versano in uno stato di quasi totale abbandono.

 

La stampa e gli artigiani del libro

Con la costruzione di Villa d’Este nel‘500, Tivoli ricevette un ulteriore impulso alla produzione di libri, incisioni e materiale atto alla divulgazione e alla formazione, incoraggiata proprio dall’intensa attività culturale promossa della corte estense, che divenne un punto di ritrovo per uomini illustri e intellettuali.img_9397web

Per questi motivi nacque la figura dello “stampatore”, avviata a Tivoli da un tale Domenico Piolati che stampò, per la prima volta in una tipografia tiburtina, l’opuscolo dal titolo “Brevissima et utilissima istruttione del modo che ha di tener il Cortegiano, o cittadino, per sàpersi rettamente e convenientemente governare nelle Corti o nella Città Ritratta da precetti di Plutarco”.

Questo testo, scritto da uno sconosciuto Renato Gentili, merita sicuramente di essere ricordato, non soltanto per essere stato il primo stampato a Tivoli, ma anche perché ha attribuito a questa città il vanto di essere stata tra le prime a conoscere la stampa.

Infatti, in Italia, dopo il primato sublacense del primo libro pubblicato nel 1465, precedettero Tivoli solamente Roma (1466), e Viterbo (1488).

 

IL FONDATORE ED ALCUNI IMPORTANTI LAVORI DEL LABORATORIO … 

Il fondatore

Antonio Basile, Presidente dell’ass. Fannius,  nasce in Sicilia nel 1948 in provincia di Siracusa. Figlio d’arte, da ragazzo lavora con i propri genitori la mitica pianta di papiro (cyperus papyrus) per realizzare plagule miniate con scene mitologiche e ricostruzioni di testi storici antichi. Ben presto la tradizione di famiglia diviene un vero e proprio “lavoro”: le opere preparate su richiesta di studiosi ed esperti, vengono esposte nei musei di Siracusa, Agrigento e Palermo.

In seguito la vocazione all’insegnamento lo porterà a lasciare la sua terra d’origine, ma con sè porterà il valore didattico della pratica, della lavorazione della materia e il bagaglio tecnico- scientifico acquisito in anni di esperienza pratica.

Consapevole dell’importanza e del valore del proprio bagaglio di conoscenze ed esperienze tecniche decide di tramandare questa tradizione non solo ai suoi figli, ma a tutti “i suoi ragazzi”, i suoi giovani allievi.

Così all’inizio degli anni ‘70  avvia l’attività sperimentale di laboratorio, in una scuola media della capitale.

img_9425webBen presto altre scuole ed altri insegnanti chiedono di poter partecipare e i “suoi allievi” diventano centinaia, ragazzi provenienti da scuole di ogni ordine e grado, scuole d’arte, corsi di specializzazione, università e studenti stranieri.

Nel 1979 viene concesso un locale sito in Villa d’Este – Tivoli da adibire a laboratorio didattico autorizzato dal M.B.C. (Soprintendenza per i Beni Architettonici del Lazio), ristrutturato e reso fruibile al pubblico a proprie spese.

Nel 1984 il prof. Basile da ufficialmente avvio alle attività didattiche e pratiche del Laboratorio – Museo, in seguito ad una circolare del Ministero della Pubblica Istruzione, trasmessa ai Provveditori agli Studi di Roma e del Lazio e ai capi di Istituto, che, oltre a riconoscere la scientificità delle tecniche usate per la lavorazione e la miniatura del libro antico ne evidenziava le finalità culturali.

Il prof. Basile inizia a collaborare con le più importanti istituzioni scientifiche ed universitarie e rappresenta l’Italia in diverse occasioni ed eventi culturali di rilevanza internazionale.

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Nel 1982 all’interno del Laboratorio di Villa d’Este il Professore, esperto di ricostruzione dei testi antichi, ha riprodotto, per il Museo Egizio Vaticano, il famoso papiro del sacerdote Pacherientaihet.

La traduzione del titolo di questo antico Libro dei Morti significa “libro per uscire dal o nel giorno”, ed è un documento papiraceo costituito da trenta fogli scritti in carattere ieratico.

Con il passare dei secoli, la vernice utilizzata per la scrittura è divenuta di un colore scuro che impediva sia la lettura che la possibilità di un eventuale recupero. Il lavoro del prof. Basile è quindi  consistito nel riprodurre l’intero papiro dalla lunghezza di 16 metri, grazie a studi scrupolosi sia di carattere bibliografico che chimico-fisico su esemplari coevi.

L’opera è stata condotta magistralmente, ottenendo un prodotto identico al modello originale, tanto da esser valutato eccellentemente dai più grandi esperti mondiali.

Nel 1989 è stata invece realizzata, dal medesimo laboratorio, la riproduzione della miniatura del Papiro di Kha per il McClung Museum dell’Università del Tennesse.

Il pregiato papiro risalente alla XVIII dinastia, venne lavorato dal prof. Basile che si avvalse di pennelli particolari costituiti da fasci di fibre vegetali legati tra loro di diverse dimensioni e livelli di finezza, in base al tipo di intervento che andava eseguito. Minuziose ricerche sono state eseguite anche sulla tipologia dei pigmenti, per lo più di natura inorganica, che vennero appositamente riprodotti.

Infine al 1996 risale la ricostruzione della biblioteca Romana nel Museo della Civiltà Romana sul modello della biblioteca dell’imperatore Adriano nella storica villa di Tivoli. Per questa occasione il Museo Laboratorio di Villa d’Este ha riprodotto i vari utensili che servivano alla scrittura e alla lettura nella Roma antica, che arredano le nicchie della biblioteca. Tra questi oggetti troviamo volumen papiracei con umbilicus, tavolozza dello scriba- pittore, papiri greci e latini, fasci di volumina, libri lintei, tavolette dealbatae, tabulae ceratae con stylus, plumbea charta, capsae e pergamene.

 

Info

Il Museo Didattico del Libro Antico si trova presso il Piazzale dell’Ovato, all’interno del sito UNESCO di Villa d’Este – Tivoli (RM)

 Apertura ordinaria al pubblico: martedì, giovedì e domenica dalle ore 9:30 alle ore 13:30.

Attività didattiche disponibili  su richiesta ogni giorno della settimana.

Tel.   06 4120 4709

Mail   associazionefannius@gmail.com

Sito internet: http://www.fannius.it/

 

 

 

 

 

 

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