MENSA PONDERARIA E SACELLO DI AUGUSTO

 UN PO’ DI STORIA..

Durante dei lavori per la ristrutturazione di un fabbricato di proprietà di Felice Genga, ubicato tra via del Duomo e via Canonica, vennero alla luce nel 1883 dei resti di un edificio poi identificato come una .

In seguito a questa scoperta vennero intrapresi altri scavi nel 1902 per implementare l’analisi del sito con
mensa2servato lungo i lati SE e NE di un seminterrato rettangolare; i muri risultano essere stati realizzati con diverse tecniche edilizie, dall’opus reticulatum all’opus incertum con frammenti residui dell’iniziale rivestimento marmoreo. Il muro in reticolato è limitato da due muri ad esso ortogonali che formano una sorta di nicchia all’interno della quale sono state riconosciute dal Lanciani appunto due mense ponderarie. Come trapezofori hanno dei pilastri marmorei decorati rispettivamente con una clava (attributo di Ercole) e un tirso (bastone divino) per la prima mensa e due tirsi e una clava per la seconda mensa.

Un iscrizione è leggibile sulla fronte delle lastre marmoree: M. Varenus, (Varenae) et M. Latridi l., Diphilus, mag(ister) Hercul(aneus) d(e) s(ua) p(ecunia) f(aciundum) c(uravit): tale iscrizione ci informa dunque che un tal Vareno, sacerdote del culto di Ercole, sovvenzionò di tasca sua i lavori per la realizzazione del monumento. Le mense presentano dei fori nella parte superiore (due nella prima e quattro nella seconda) di dimensioni diverse con le pareti scavate che formano una specie di conca priva di fondo. Di fronte ai suddetti muri che delimitano le mense sono state rinvenute due basi in muratura (m. 0,60×0,68×0,65) rivestite in giallo antico sulle quali sono leggibili due iscrizioni simili che ricordano M.Lartidius e Varena Maior, con molta probabilità i soggetti delle statue che le basi in questione dovevano sorreggere. La funzione delle mense era quella di reggere modelli, in marmo o in bronzo, di diverse misure di capacità.

Sempre durante i lavori del 1883 venne alla luce un’altra porzione del monumento: un vano delimitato da due strutture murarie, una delle quali, in reticolato, termina con un pilastro simile a quello precedentemente analizzato e anch’esso rivestito da lastre di marmo. All’interno di questa specie di nicchia ricavata tra i muri spiccano i resti di un piccolo podio marmoreo scorniciato in alto e in basso di fronte al quale fu poi aggiunto in un secondo momento, forse durante un restauro, un muro.mensa e sacello

Nel 1920 vennero effettuati dei lavori per isolare le mense dall’umidità durante i quali fu scoperto il celebre “sacello di Augusto”; si tratta di un piccolo ambiente trapezoidale sul fondo del quale è una nicchia limitata da pilastrini aggettanti in travertino. E’stata rinvenuta anche una base destinata sicuramente a sorreggere una statua; il pavimento, abbastanza conservato, è formato da rettangoli marmorei bianchi divisi da listelli di ardesia e quadrati in marmo bigio.

Tra i rinvenimenti si segnalano dei frammenti di statua riferibile a un imperatore, sebbene acefala, una testa colossale di Nerva e un’iscrizione che ricorda il liberto M. Vareno che auspica ad Augusto  felice ritorno da uno dei suoi lunghi viaggi, forse dalla Siria o forse dalle province occidentali.

I due monumenti sono  quasi covii, con il sacello probabilmente poco più tardo, come ha giustamente dedotto il Giuliani analizzando le strutture murarie in Formae Italiae, 1970.