S. PIETRO ALLA CARITA’, RITORNO ALLE ORIGINI


Church

 

A PRIMA VISTA                                                                                                                                                                                                         

Arrivati di fronte il monumento, la piazza incavata sotto il livello stradale, il campanile quadrato, la chiesa con l’ alta facciata e le navate laterali sembrano come avvolgerti in un caloroso abbraccio per condurti verso l’ingresso.

Una volta entrati, la quiete.  s pietro2

Come di ritorno a casa dopo un lungo viaggio, si è avvolti da un senso di estrema serenità e tranquillità. La penombra creata da alcune candele accese e dalle finestre semicircolari della navata centrale e dell’ abside, plasmano le snelle colonne che conducono  la visuale dell’ osservatore appena entrato verso il cuore cristiano dell’ ambiente, l’ altare con i due crocifissi.

La nudità della chiesa dimostra come l’ architettura attraverso la semplicità della forma e degli elementi impiegati, possa rendere uno spazio tanto tenebroso quanto equilibrato. Lungo la navata centrale, le colonne sormontate da arcate a tutto sesto in laterizio, sembrano danzare, in punta di piedi, abbracciando come in un ballo popolare, i fedeli ed il meraviglioso pavimento cosmatesco in marmi policromi.

Uscendo ci si sente sollevati,  consapevoli di essere stati anche solo per un istante, in pace.

UN PO’ DI STORIA ..

La fondazione della Chiesa risale al V sec. quando il tiburtino Papa Simplicio tenne la tiara pontificia (468- 483), anche se la prima menzione si ebbe nella biografia di Leone III, dove nel “Liber Pontificalis”, viene citata come “S.Petrus Major”.E’ detta “S. Pietro alla Carità” dal nome della confraternita che ne celebrava le sacre funzioni. L’ esistenza di un edificio ecclesiastico dedicato a S. Pietro è dimostrata grazie ai ritrovamenti di antiche strutture emerse sotto il pavimento. L’ aspetto attuale risale al ripristino avvenuto nel 1951 a seguito della guerra che distrusse completamente l’ aspetto barocco della chiesa e che fece riemergere quello romanico. L’ implosione della copertura comportò la distruzione delle decorazioni delle diverse murature, degli altari e delle superfetazioni barocche. Di fatti, tra il XVI ed il XVII secolo, furono apportate sostanziali modifiche che stravolsero completamente l’ aspetto romanico del bene. Le pareti, una volta decorate da splendidi affreschi della scuola romana della metà del XII sec. ( tuttora visibili nelle navate laterali e nella scarsella della cripta) ,vennero impreziosite “da moderni intonachi e decorazioni di greve gusto paesano”. Liberata dalle macerie e demolite le recenti aggiunte (anche ottocentesche) , la chiesa si rivelò nella sua attuale bellezza romanica priva di ornamenti così si decise il ripristino del primitivo aspetto.

RACCONTO DELL’ OPERA

Il prospetto riflette la distribuzione interna con la navata centrale e le due minori laterali. La muratura originaria in cortina muraria in laterizio faccia vista, è interrotta da tre portali d’ ingresso (due dei quali tamponati), incorniciati da fasce di travertino con modanature classiche. A dare luce alla navata principale, oltre alle bucature interne, due finestrelle a tutto sesto ed una circolare posta nel timpano triangolare con cornice-marcapiano costituita da dentelli e mattoni disposti a dente di sega, come quelli del vicino campanile medievale. Le colonne poste ai lati del portale principale ricordano che probabilmentela chiesa era preceduta da un portico sostenuto da colonne e coperto da tre volte, i cui archi sono ancora visibili in facciata. Il campanile (XIII-XIV sec.) a pianta quadrata, è originario  solo nella parte basamentale e nel primo piano con doppie finestre a tutto sesto su ogni lato. La muratura regolare mista di tufelli e pietra calcarea è di fatti differente dall’ ultimo livello della cella campanaria del XIV secolo. I capochiavi del prospetto laterale testimoniamo il consolidamento reso necessario a causa dell’ inidonea apertura nella parte interna del basamento. Per risolvere il problema statico si è deciso di ammorsare attraverso tiranti metallici i due muri ortogonali del campanile. La pianta di tipo basilicale presenta una lunga navata centrale coperta da capriate in legno e da 18 colonne di ordine ionipavimento san pietro okco sormontate da arcate a tutto sesto,che la dividono dalle due navate laterali. Priva di transetto,quella centrale decorata da uno splendido pavimento cosmatesco, termina in un abside semicircolare in cui si trova l’ altare. Le 12 colonne originarie  presentano il fusto in marmo cipollino e capitelli di varia fattura. Probabilmente elementi di reimpiego ricavati da Villa Adriana o  dalla Villa di Quinto Cecilio Pio Metello, che doveva sorgere nelle vicinanze. Proprio per rendere leggibile l’ intervento di restauro,  le 5 mancanti sono state ricostituite con travertino lasciato rustico, mentre i capitelli mancanti seppur richiamano quelli originari, vengono realizzati con forme stilizzate. Il Crocchiante afferma che al tempo di Papa Paolo III (1534-1550) ne era stato effettuato il prelievo. Quattro di esse infatti si trovano nel sepolcro di Sisto V in S. Maria Maggiore. Il restauro ha preso in esame anche il presbiterio sistemato, come in coeve chiese del Lazio e di Roma, con gradinate frontali inquadranti la fenestella confessionis (rinvenuta durante il restauro) comunicante con la cripta sotto l’ altare.

CURIOSITA’ E FASCINAZIONI

Ingegno costruttivo della pianta basilicale

Nell’ impianto la Chiesa ricorda la tipica architettura medievale con tre navate ma il rilievo ha dimostrato l’ esistenza di un arteficio costruttivo:  l’ accentuazione prospettica verso l’ abside. Di fatti, in pianta le quattro linee longitudinali (le due degli ordini e le due dei muri perimetrali) non sono parallele tra di loro ma in fondo tendono ad avvicinarsi; intelligente metodo che aumenta prospetticamente la profondità della navata centrale.

La cripta tra suoni e visioni di Villa d’ Estescarsella

Sotto il presbiterio si trova la cripta che ne riprende l’ impianto ma presenta lungo l’ asse longitudinale una scarsella rettangolare con l’ altare dedicato al Battista e splendidamente ornata da un affresco. La fenestella confessionis , reinvenuta durante il restauro della Chiesa, mette in comunicazione la cripta con la navata centrale permettendo anticamente ai fedeli di vedere i sacri sepolcri e di avvicinarsi a essi il più possibile pur senza venirne a contatto immediato. La bellezza della cripta risiede nella particolare voltatura su una massiccia colonna  lapidea sostenente la volta semianulare, simile a quella della coeva Chiesa di S. Silvestro. Scendendo dalla scalinata destra è possibile affacciarsi su Villa d’ Este ed ammirare la fontana dell’ Organo che ogni due ore, a partire dalle 10,30 di ogni giorno, allieta i visitatori ed il vicinato con la sua splendida musica.

La cortina muraria interna

A seguito del restauro che vide il distacco degli intonachi moderni, rinvenì la cortina classica in laterizio in  “tegulae fractae” (spezzoni di tegole) tipiche della Roma del I e II secolo ed in seguito del medioevo, che avevo la funzione di coprire il  conglomerato interno della muratura. L’ intervento vide la rimessa in luce e la ricostituzione delle parti mancanti in sottosquadro proprio per rendere leggibile le parti non originarie.

L’ altare “matrioska”

L’ altare maggiore è costituito da un sarcofago in marmo alabastrino, probabilmente di epoca medievale, concesso in dono dai canonici della Cattedrale di S. Lorenzo alla chiesa della Carità. Inizialmente era posizionato nel portico di accesso al Duomo ed in seguito fu messo nel presbiterio di S. Pietro. Al momento dell’ apertura all’ interno se ne trovò uno minore simile ma in marmo bianco che fu impiegato come altare minore. L’ altro invece fu eseguito in egual modo ma in travertino.

Gli affreschi della scuola romana

Nel XII secolo molte chiese di Tivoli furono arricchite da sculture lignee e da splendidi cicli pittorici, come quelli originali dell’ abside della chiesa di S. Silvestro. Tra i monumenti religiosi coinvolti ricordiamo S. Andrea, S. Stefano, S. Lorenzo, S. Biagio, S. Caterina, S. Michele, S. Nicola in Selce e la già menzionata chiesa di S. Silvestro. Per quanto riguarda S. Pietro alla Carità, le pareti erano completamente decorate da affreschi ancora in sito alla visita pastorale del 1581. Nel 1720 inoltre erano ancora leggibili quelli dell’ abside  rappresenti uno svolgimento iconografico simile a quello di S. Silvestro, con Cristo tra i santi Pietro e Paolo nella città di Gerusalemme e Betlemme e al di sotto i dodici agnelli apostolici vicini all’ agnello mistico. Tuttora, oltre a quello presente nella scarsella della cripta,ne rimangono solamente due conservati nelle navate laterali. A quella sinistra, la Madonna in trono fra i santi Pietro e Paolo mentre a destra il Cristo Crocifisso tra la Madonna e S. Giovanni Evangelista.

> Posizione

Latitudine: 41.9642829

Longitudine: 12.796584499999994