CATTEDRALE DI S. LORENZO: CULTO POPOLARE NEL CUORE DI TIBUR

A PRIMA VISTA

 Il miglior modo è scendere lungo di via di Postera: dopo una continua discesa si apprezza l’inatteso spianamento tra continui rimandi di vissuto medioevale.

Per poi sfociare in una semplice e solenne ‘signora’: la Cattedrale di S. Lorenzo.

Sembra essersi andata a prendere il proprio posto riempiendo uno spazio urbano, connotandolo fortemente, presenziando ad un crocevia storico di strade.

La sua facciata, staccata dai bruni laterizi del campanile medioevale, con una tenue insolita tinta risponde al sole, prima che tramonti..

 

UN PO’ DI STORIA

 

Il Foro Tiburtino

 

L’essenza e l’esistenza di Tivoli è basata, per la sua collocazione geografica, sul traffico ed il commercio: l’area antistante il Duomo era proprio l’antico Foro, sede del mercato e delle attività economiche, collegata all’antichissima via di transito Abruzzo-campagna romana(attuale via del Colle, antica via Tiburtina Valeria).

Era di poco più ampia della piazza attuale; il livello pavimentale in travertino(osservato sotto l’attuale piano stradale) era più basso e l’accesso avveniva secondo le stesse direttrici odierne: Via del Duomo(discesa da destra), via di Postera e via del Colle attraverso l’Arco di S. Sinforosa.

Quest’ultimo è l’attuale arco di entrata a sinistra del Duomo, che conserva la stessa funzione, costituito da due archi in opera laterizia (di cui restano delle tracce), coronati da cornici non più visibili: era la sistemazione monumentale dell’ingresso al foro di età imperiale, segno dell’importanza di questo snodo viario-commerciale e della continuità spaziale che si può leggere nell’urbanistica tiburtina.

L’importanza e la ricchezza economica accumulata era denotata probabilmente da una serie di edifici pubblici e monumenti onorari che creavano l’ambiente del foro .

Tra questi la Mensa Ponderaria e l’Augusteum (vedi Qrcode relativo); di seguito a questi era posto un edificio absidato in opus incertum di calcare, i cui resti sono visibili alle spalle dell’abside seicentesca del Duomo e nei suoi sotterranei. Ancora di difficile interpretazione: taluni lo hanno identificato come un’estensione del santuario d’Ercole o un tempio d’Ercole autonomo(durante gli scavi per l’edificazione del Duomo è stata trovata una base marmorea con dedica ad Ercole).

Non escludendo nè un tempio nè una basilica il Giuliani ipotizza anche un’area absidale terminale del foro.

 

La Cattedrale di S. Lorenzo

 

La costruzione di questa cattedrale fu l’evento più importante nel panorama storico-artistico del ‘600 tiburtino.

La chiesa, fondata secondo alcune ipotesi all’epoca di Costantino(306-337 d.C.) o del papa tiburtino Simplicio(486-483), riutilizzò l’edificio absidato romano(di cui sopra) ed è già sicuramente edificata nel IX secolo(citata nel ‘Liber Pontificalis’, vita di Papa Leone III); fu ricostruita nelle classiche forme romaniche tra XI e XII secolo, visibili ancora  nel campanile(tranne la piramide terminale che è posticcia).

 

Al fervore edilizio medioevale seguì una fase di grave degrado cui riparò l’intervento del Cardinale e vescovo di Tivoli Giulio Roma (1634-1652) che decise di ricostruirla; la cattedrale venne eretta nel 1641 e dedicata nel 1650, poi consacrata solennemente il 27 ottobre 1669 dall’altro cardinale che si prodigò molto per la cattedrale, Marcello Santacroce .

Il modello è lo schema di chiesa gesuitica che a fine ‘500 aveva segnato una svolta nella concezione dell’architettura religiosa: navata unica e cappelle laterali ridotte, transetto breve o inesistente(come qui a Tivoli). Lo scopo era guidare il fedele verso il raccoglimento e la predicazione, creando un ambiente ad hoc.

Studi recenti hanno messo in luce aspetti molto interessanti:

-la ricostruzione non fu a fundamentis (dalla fondazione, come invece indicato nella iscrizione della controfacciata) ma si sarebbe limitata all’arretramento dell’abside nell’area presbiteriale rispetto al pendio che circonda l’edificio, caratterizzato da alta umidità, creando un’intercapedine di protezione (quest’area di Tivoli risente del banco di concrezioni calcaree travertinose e della presenza di antichi canali come la Forma che alimentava il Lavatoio adiacente)

– i muri longitudinali conservarono buona parte degli alzati romani o medioevali.

L’insediamento della cattedrale nell’area del foro può essere connessa ancora alla vicinanza strategica della Via Tiburtina Valeria e alla presenza nelle vicinanze dell’oratorio di S.Alessandro.

 

RACCONTO DELL’OPERA

La facciata ed il campanile

La facciata è di un barocco abbastanza sobrio, con aggiunta di un portico con archi a tutto sesto e paraste, che custodisce un affresco del XVI secolo raffigurante la Vergine Annunziata.

E’ presente l’iscrizione dedicatoria “DIVO LAURENTIO IULIUS CARDINALIS ROMA DICAVIT ANNO SAL(utis) MDCL “ (Al Divo Lorenzo dedicò il Cardinal Giulio Roma nell’anno di salute 1650).

La torre campanaria datata XI secolo è alta quasi 47 m con finestre monofore, bifore e cornici dentellate; la cuspide piramidale è di epoca posteriore. Il campanile è la testimonianza dell’antica cattedrale, forse un involontario simbolo di conservazione delle radici cristiane e storiche pur nel rinnovamento seicentesco.

L’interno

Le 3 navate sono scandite da pilastri che inglobano le antiche colonne corinzie; la navata maggiore ha volta a botte con finestre.

Abside- volta -controfacciata: la decorazione di questi elementi architettonici (finita nel 1817) fu voluta da papa Pio VII Chiaramonti  proprio per esaltare, insieme a S. Lorenzo, le figure dei santi tiburtini; il suo stemma è nel sott’arco dell’abside.

Entrando in controfacciata troviamo, dipinti a monocromo, S.Amanzio e S.Cleto (di cui si conservano reliquie in cattedrale), ai lati del finestrone inizia la raffigurazione entro tondi dei 12 Apostoli, che continua poi nella volta(strombi delle vele). La volta accoglie in 3 riquadri dall’entrata: personificazione dell’Eucarestia e Sante Irundine, Romula e Redenta, la Gloria di S.Lorenzo, personificazione della Religione con i santi Severino, Quirino e Vincenzo.

Nel catino absidale è la Chiesa trionfante: una schiera di Santi lungo il semicerchio acclamano la Trinità, accanto al Cristo centrale, l’Eterno e la Vergine.

Tutta la decorazione è attribuita a Carlo Labruzzi(pittore neoclassico, fratello di Pietro).

L’altare maggiore (fatto nel 1704)è riccamente decorato con marmi policromi, putti e cherubini in marmo bianco, ai lati della grata in ottone; l’iscrizione nello scudo a sinistra ci indica che l’altare è dedicato a S.Generoso, martire tiburtino, le cui reliquie sono qui serbate, protette dalla grata col monogramma di Cristo.

Sopra l’altare maggiore la bella tela del Pietro Labruzzi (1739-1805) con S. Lorenzo davanti al giudice prima del martirio, in cui un angelo offre la classica palma del martirio, mentre un uomo prepara l’atroce pena, la graticola ardente (che poi assurge ad attributo del Santo); in alto si osserva il tempio circolare dell’acropoli di Tivoli, ulteriore segno del legame con questa città.

Navata sinistra:

– Cappella dei Martiri Persiani o di San Mario, edificata a cura di Mario Carlo Mancini, nobile tiburtino, in onore dello zio, Mario Mancini Lupi altro notabile agli ordini di Gregorio XIII e Sisto V; fu eretto un monumento funebre in suo onore (con la raffigurazione della morte) e fu affidata la decorazione a Bartolomeo Colombo allievo di Pietro da Cortona, con le ‘Storie dei Santi Mario, Marta, Audiface e Abacuc’ e la loro ‘Gloria’.

E’ presente il monumento funebre del vescovo tiburtino Angelo Lupo(che si prodigò molto per la cattedrale), bell’esempio di arte scultorea del ‘400.

– Presso l’entrata laterale l’altro importante monumento funebre di Angelo Leonini(XVI sec.), vescovo di Tivoli nei primi del ‘500; una delle poche testimonianze dell’ antica cattedrale, che secondo alcuni autori richiama uno schema architettonico ideato dal Sansovino (1467-1529) in monumenti funebri di S.Maria del Popolo e S.Maria all’Aracoeli in Roma.

 

Navata destra:

– Cappella del Crocifisso: le pareti laterali e la volta sono state decorate nel XIX secolo con storie della Passione di Gesù; il Crocifisso ligneo può essere ascritto al XV secolo, di buona produzione artigianale e l’altare è impreziosito da marmi policromi.

– Cappella dell’Immacolata Concezione: la cappella è particolarmente legata alla comunità di Tivoli che fece voto di erigere una statua votiva alla Vergine in occasione della peste del 1656 ed il cardinal Santacroce scelse la cattedrale per ospitarla.

La nicchia centrale ospita la statua dell’Immacolata Concezione,  una notevole opera di Christophe Veyrier(1637-1689), inizialmente attribuita al Bernini dal Sebastiani; altre nicchie ospitano le 4 Virtù cardinali, opere di ambito romano; la decorazione pittorica(‘Gloria Celeste’ nella volta, ‘Santi’ nei pennacchi, nelle lunette ‘Natività’, ‘Adorazione dei Pastori’, ‘Fuga in Egitto’) è opera di G.F.Grimaldi(1606-1680), allievo di Pietro da Cortona.

– Cappella di S.Lorenzo : subito dopo l’edificazione della chiesa iniziò l’abbellimento della cappella dedicata al santo titolare. Sull’altare vi è una pala molto significativa, raffigurante un’ Apparizione di Gesù Bambino e S.Giuseppe a S.Lorenzo, S.Sinforosa e Simplicio papa: S.Sinforosa è un’altra martire tiburtina molto venerata a Tivoli, il cui supplizio con i suoi sette figli avvenne sotto l’imperatore Adriano.

Da notare una forte sensibilità cromatica, una stesura omogenea del colore, una compostezza armonica dell’opera con una luce che evidenzia soprattutto il volto di S.Sinforosa. L’opera si colloca tra l’XVIII e il XIX secolo.

Nelle pareti laterali sono grandi tele che illustrano la vita del santo: ‘San Lorenzo distribuisce elemosine ai poveri’, ‘S.Lorenzo in prigione battezza S.Ippolito’, ‘Arresto di S.Lorenzo’,  ‘Trasporto del corpo di S.Lorenzo’, attribuite le prime due a Pietro Locatelli, le altre a Ludovico Gimignani, autori della seconda metà del ‘600.

 

 

CURIOSITA’ E FASCINAZIONI:

Ercole e S. Lorenzo: padri tutelari di Tivoli.

In epoca romana Ercole fu l’eroe mitologico tutelare di Tivoli, che fu detta per questo ‘erculea’; era custode delle vie del traffico, sostenitore della ricchezza ottenuta con il commercio ed il lavoro, quindi una divinità perfetta per questa città.

L’importanza fondamentale del culto di Ercole è testimoniata dal suo grandioso Santuario eretto proprio a ridosso della via Tiburtina, con un apparato architettonico sostruttivo imponente sulla ripida Valle dell’Aniene.

 

  1. Lorenzo era un diacono, che aveva compiti sia pastorali sia amministrativi legati alla gestione del patrimonio e dei beni della chiesa; aveva a che fare con la finanza e gli affari, e svolse oltre che a Roma anche a Tivoli importanti attività guida nella gestione dei beni della Chiesa.

La strage contro i cristiani, ordinata nel 257-258 d.C. da Valeriano, voleva colpire anche l’assetto economico e sociale della Chiesa romana: tra il 6 ed il 10 agosto 258 furono trucidati i diaconi ed i presbiteri, tra cui S. Lorenzo condannato alla graticola.

Il martirio impressionò molto e la figura di S. Lorenzo divenne cara al popolo così come ai patrizi: era un riferimento spirituale legato agli aspetti pratici ed economici della vita, così come per altri versi e in piena epoca pagana lo era Ercole(tra l’altro anche lui morto tra le fiamme).

  1. Lorenzo (protettore anche dei cuochi e dei rosticceri) diventò patrono di Tivoli, festeggiato ogni anno il 10 di agosto dalla comunità di Tivoli ed a lui fu dedicata la Cattedrale sorta proprio sui resti del Foro Tiburtino.

Tivoli ha avuto così due ‘padri’ carismatici, uno in epoca pagana ed uno in epoca cristiana e attuale, che simbolizzano il bisogno di un ruolo-guida di una comunità.

 

La campana del forestiero

Tivoli è da sempre città di passaggio, per attività di pastorizia, commercio, pellegrinaggio, turismo.

Non sorprende che quindi delle 4 campane presenti nel campanile in epoca settecentesca una era dedicata proprio ai forestieri, perchè suonava solo in occasione della morte di persone che venivano a visitare la città.

 

QRCODE 2

I TESORI DEL DUOMO

 

RACCONTO DELL’OPERA

 

1)La Deposizione di cristo dalla Croce-Cappella della Deposizione

IL Cardinal Roma per ornare degnamente la cattedrale appena costruita fece trasportare il gruppo della Deposizione lignea dalla Chiesa di S. Pietro di Tivoli; ora si trova nell’ultima cappella sulla destra, ambiente protetto da luminosità intensa e alte temperature.

Di autore ignoto è concordemente riconosciuto come un capolavoro, raro e prezioso esempio della statuaria lignea medioevale, risalente al XIII secolo. Dopo essere state restaurate e ridipinte nel 1815, le statue hanno subito altri tre restauri, l’ultimo nel 1988-90.

Diverse le ipotesi per l’ambito di provenienza: influenze lombarde dell’arte di Benedetto Antelami o   filoni di classicismo duecentesco in ambito laziale; C. Pierattini(autore di un’analisi stilistica e storica) arriva ad ipotizzare un ‘atelier’ scultoreo qui a Tivoli, specializzato nelle Deposizioni lignee.

Il gruppo rappresenta Cristo mentre vien accolto giù dalla croce da Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea; a destra S.Giovanni Evangelista(con una lunga tunica) e a sinistra la Vergine con lungo mantello, in cima alla croce un’angelo in volo.

 

2)Cappella del Santissimo Salvatore: Trittico del Santissimo Salvatore

‘Una ieratica maestà simile ad analoghe immagini dove si avverte l’ispirazione dell’arte monastica benedettina’: da questo pensiero di Carlo Pierattini già si intuisce l’importanza artistica e storica di questo celebre Trittico, dove l’idealità religiosa prevale sulla realtà dell’espressione corporea.

 

E’ posto nella Cappella del SS. Salvatore (navata sinistra), costituito da tre pannelli con rivestimento in lamina d’argento dorata, i pannelli laterali sono suddivisi in due riquadri.

Nel pannello centrale: Cristo benedicente avvolto da un ampio manto(a differenza della classica nudità cui l’iconografia poi ci ha abituato) seduto su un sedile decorato; in basso i 4 fiumi celesti con 2 cervi che si abbeverano.

Pannello di sinistra: la Vergine avvolta in una lunga veste, con un manto attorno al volto; al di sotto la scena della Dormitio Virginis,la Madonna stesa su  un letto con gli apostoli intorno e Gesù che presenta l’animula ad un angelo.

Pannello di destra: S.Giovanni Evangelista, con il rotulo del suo libro, nel riquadro sotto il Transito di S.Giovanni Battista.

 

Questo stupendo trittico dovrebbe datarsi al XII secolo, mentre il rivestimento argenteo è del XV secolo; alcuni autori hanno associato le storie laterali ad alcuni affreschi della cripta di S.Nicola in Carcere a Roma e ora nella Pinacoteca Vaticana e distinguono autori diversi per il pannello centrale e i 2 laterali.

Una suggestiva tradizione locale riferisce che sarebbe opera di S.Luca e donata poi alla cattedrale da Papa Simplicio, papa tiburtino.

 

-Rivestimento del Trittico

Una antica consuetudine era quella di ricoprire le immagini più venerate e preziose, e sebbene il rivestimento risalga al XV secolo, alcuni autori hanno proposto di datarne l’originario al 1234, anno della consacrazione della Cappella del Salvatore.

L’attuale rivestimento fu donato da Caterina Ricciardi come ricorda l’iscrizione sui pannelli laterali: ‘HOS DOMINA F(ieri) F(ecit) CATERINA RICCIARDI’ (Questi fece fare Donna Caterina Ricciardi); fu restaurato nel 1449 a cura del priore canonico tiburtino Antonio Scensi e poi nel 1554.

 

E’ strutturato in due parti: i pannelli corrispondenti al trittico e l’archivolto con coronamento a tabernacoli.

Pannello centrale: Cristo benedicente sagomato su una griglia a maglie quadrate con rosette, in basso sei personaggi rivolti a Gesù con un cero in mano.

Pannelli laterali: sono divisi in 4 scomparti e raffigurano dall’alto in basso i 4 Evangelisti(Marco, Matteo, Giovanni, Luca con i loro simboli), l’Arcangelo Gabriele e la Vergine Annunziata con il padre Eterno come un sole, i Santi Pietro e Paolo, S.Lorenzo e Alessandro papa

Coronamento-archivolto: sole, luna e stelle, nella parte più alta 5 baldacchini con pinnacoli che contengono statuette di S.Lorenzo, Pietro, Giovanni Battista, Paolo e papa Alessandro

Nell’opera si riconoscono due stili diversi: nei pannelli c’è un’arte chiara, sobria e composta, nella parte alta c’è una transizione a modelli nordici di forti rilievi, pinnacoli e linee a ogiva.

Un’opera messa anche in relazione al ‘Sancta Sanctorum‘ di Roma, ulteriore conferma del suo alto valore storico e culturale.

 

Affreschi del Manenti

Per poter accogliere degnamente nella cappella del SS.Salvatore il Trittico, la decorazione fu affidata a Vincenzo Manenti, autore seicentesco ‘diligente e buon coloritore’ non molto noto al grande pubblico ma che però raggiunse una sua maturità ed uno stile gradevole, naturale, diretto e semplice. Lo si può apprezzare qui dove affrescò la volta con gli Evangelisti, le pareti con i miracoli di Cristo (Nozze di Cana, il Cristo e la Samaritana, la Resurrezione di Lazzaro, Cristo e Pietro al lago di Tiberiade)

3) La sagrestia

Tra le altre azioni messe in atto dal Cardinal Santacroce per la cattedrale si annovera l’edificazione della sagrestia e antisagrestia (dove fece sistemare anche il fonte battesimale).

L’opera è da attribuire a Giovan Antonio de Rossi (secondo documenti del Fondo Santacroce nell’archivio di Stato), anche se è detta ‘berniniana’ per un interessamento che il celebre architetto avrebbe avuto nel disegnare pianta e alzato, secondo ipotesi recenti.

Gli affreschi della ‘Pietà’ e della ‘Gloria di S.Lorenzo’ vengono riferiti a G.F.Grimaldi(1606-1680), già attivo nella cappella dell’Immacolata Concezione (vedi dopo): nella Pietà, posta nella parete di fondo, si evidenziano influenze di  Annibale Carracci (uno dei più importanti e famosi  pittori secenteschi).

L’ambiente accoglie anche il ‘Martirio di S. Lorenzo’ (di Innocenzo Tacconi, sec XVII), ed altre opere di autore ignoto.

Sono presenti anche i 4 quattro importanti ritratti di Placido Pezzangheri(vescovo), card. Giulio Roma, il card Marcello Santacroce e Papa Pio VII Chiaramonti,

La sagrestia è stata oggetto di un restauro conservativo e artistico, completato nel giugno 2014 voluto dal vescovo di Tivoli Mons. Mauro Parmeggiani, causa lo stato di deperimento che pregiudicava l’integrità degli elementi artistici ed architettonici: l’umidità e le infiltrazioni sono state il problema affrontato e risolto con tecniche moderne per deumidificare l’ambiente e procedere al restauro.

E’ stato restituito un importante tassello storico-artistico nella storia di Tivoli e nel patrimonio dei beni culturali.

 

CURIOSITA’ E FASCINAZIONI:

 

La Deposizione lignea e la statua dell’Immacolata: diversi messaggi di spiritualità.

 

La deposizione lignea

Ad osservare bene l’opera nel suo silenzio c’è una convergenza triangolare e sentimentale, un movimento di intimo sentire religioso iniziato da S. Giovanni e la Vergine in maniera composta ma profonda: Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea, più mossi verso il dramma, accolgono il corpo ma sembra vengano anche ‘accolti’ dalle braccia pietose del Cristo, sebbene nel momento dell’estremo dolore.

L’elemento ligneo riverbera e amplifica il significato della croce e l’eco medioevale delle radici cristiane.

La statua dell’Immacolata concezione

Non è Bernini ma sembra incedere in un vento di libera spiritualità, seppur armonica con l’architettura che l’accoglie. Le vesti così sparigliate sembrano avvolgerla in un movimento a spirale concluso dalle braccia, poggiate sul suo petto: quasi a raccogliere  nel suo cuore e nel suo corpo puro l’energia e la forza di Madre di Dio.

Il volto, sereno e pietoso, rassicura e corona dolcemente un tratto scultoreo che fa lievitare e librare una preghiera così come una ammirazione.