EX-CHIESA DI S.STEFANO AI FERRI – CASE TORRI: NUCLEO NASCOSTO DI MEDIOEVO

S.STEFANOA PRIMA VISTA

I vicoli stretti ed intimi della Tivoli storica quasi fanno ‘serpeggiare’ lo sguardo e fanno crescere la curiosità, costellando la passeggiata di piacevoli sorprese.

Una di queste è in Vicolo dei Ferri: una slargo inatteso ci presenta una facciata in laterizio ambigua e travagliata nella sua struttura. Il primo impatto può far pensare ad un edificio civile, costretto in uno  spazio urbanistico singolare.

Infilando gli occhi nel piccolo cortiletto chiuso a destra si scorge però, letteralmente incastrato da altri corpi edificati, un profilo di campanile romanico chiuso nelle sue finestrelle ad arco, ormai cieche: la Chiesa di S. Stefano, da tempo sconsacrata, si rivela nel suo aspetto più tipico, la trasformazione/mimetismo..

UN PO’ DI STORIA

Stefano è il primo martire di Cristo e nel V sec. d.C. Papa Simplicio, papa tiburtino, fece erigere probabilmente questa chiesa, tra le tante che donò al suo popolo, per diffonderne il culto già vivo tra i fedeli.

Spesso il costruito medioevale nasconde quello romano ed infatti in quest’area sono state osservate strutture murarie in opus quadratum, probabilmente usate per regolarizzare il pendio con terrapieni/terrazze, in un area già racchiusa all’interno delle antiche mura dell’80 a.C..

L’impianto originario medioevale (a cavallo del 1000-1100) era semplice: una sola navata, un portico anteriore (di cui si notano 2 colonne ancora), un campanile; inoltre sul lato destro vi era un orto ed un cimitero cui si accedeva da un altro portichetto.

A dimostrare un uso speciale di quest’area, dietro l’abside vi era una mensa lapidea dove si amministrava la giustizia: forse una specie di legittimazione dell’autorità civile vicino un centro religioso molto importante all’epoca.

Il  XIV secolo vide importanti modifiche: la costruzione della Cappella di S.Stefano, che oggi non comunica più con la navata e che fu trasformata in sagrestia nel XVI secolo, e la Cappella dell’Annunziata (oggi scomparsa).

Una vicenda urbanistica e religiosa

I secoli successivi al medioevo videro una specie di accerchiamento: dall’isolamento in cui la chiesa si trovava nel medioevo (XII secolo), si è passati ad un quasi totale occultamento dell’aspetto iniziale da parte di edifici tutto intorno e dentro lo stesso corpo.

Processo iniziato con problemi manutentivi, connessi anche all’ umidità, presenza quasi costante connessa alla natura idro-geologica del substrato nell’area del centro storico.

Il vero declino continuò con la perdita del titolo di parrocchia nel 1637 e con l’insediamento dei  frati ospitalieri di S. Antonio di Vienna che imposero per un periodo il nome del loro santo alla chiesa, decorando la chiesa ed erigendo un nuovo altare e cantoria, ma che poi mandarono in rovina il complesso.

La chiusura al culto (interdizione nel 1782 da parte di Mons. Natali) determinò la perdita di quell’importanza simbolica e sacrale, con il successivo ‘assedio’ di funzioni e di destinazioni più varie: oltre alle abitazioni civili dentro a attorno la stessa ex chiesa, un teatro nel 1840,  un granaio,  un laboratorio artigiano, una stalla, un fabbro ferraio. Gli eventi bellici della 2° guerra mondiale hanno poi distrutto la copertura in tetto ligneo.

Una azione di ‘riciclo’ e riempimento urbanistico decisamente invasiva ai nostro occhi, ma che si è consolidata storicamente dando un lascito di memoria medioevale, che si legge intensa nel gioco quasi inestricabile della facciata e nello spazio ‘denso’ all’intorno.MORELLI

Questa particolare vicenda può esser stimata osservando lo sviluppo in pianta dal XII secolo al XIX, e confrontando il disegno ricostruttivo dell’aspetto medioevale del disegnatore A. Morelli con cio’ che si vede: si rimane esterrefatti..

fasi s.s.

Le case torri

Lungo vicolo dei Ferri dopo la Chiesa di S.Stefano,  sulla sinistra scendendo, sono poste due case-torri, struttura tipica di un’epoca medioevale che potremmo definire polifunzionale.

Infatti erano presidi militari atti a offendere e difendere, ma anche residenze dei cosiddetti miles,titolo onorifico di cittadini-soldati.

Con queste strutture Tivoli acquisisce quel ‘volto verticale’ tipico del medioevo, fatto di una rete fitta di campanili-torri di guardia e case-torri, comune a tante altre città: basti pensare alla immagine di Roma nelle stesse epoche.

Una presenza che tuttora  si può scoprire, curiosando tra le maglie del tessuto edilizio storico di Tivoli.

 

Gli affreschi della Cappella di S. Stefano: brani di arte da riscoprire

La scoperta di questi suggestivi affreschi, fatta da Vincenzo Pacifici nel 1909-10, ha svelato un brano importante di arte a Tivoli.

L’ambiente era allora adibito per l’officina di un fabbro ferraio, quindi sono stati necessari lavori di pulitura e restauro che hanno svelato scene del Nuovo Testamento (la Crocifissione, la Natività e la Dormitio Virginis), raffigurazioni dei 4 Evangelisti sulla volta e le storie della vita di S.Stefano.

Gli affreschi, eseguiti da pittori diversi, sono riferiti alla scuola romana del XIV secolo, con la consueta divisione in moduli narrativi per il ciclo di S. Stefano e con influenze e richiami della scuola di Giotto.

La cappellina di S.Stefano ha un accesso esterno anche se non è attualmente visitabile; è visibile il suo corpo sul lato destro della chiesa. E’ tuttora troppo poco conosciuta, meritevole di mirati e accurati interventi di valorizzazione e divulgazione.

affresco abside s.stefano       navata sx s.stefano

part1 s stefano     part 2 s.stefano

CURIOSITA’ E FASCINAZIONI

Crociati e cavalieri

Immaginate di demolire con la fantasia le costruzioni sorte attorno alla Chiesa e di tornare indietro nel tempo.

Potreste sicuramente incontrare fedeli e religiosi devoti al culto di S.Stefano, cittadini che si rivolgono al giudice presente dietro l’area absidale, ma anche imbattervi in una scena altamente simbolica: la benedizione dei Crociati nella Cappella dell’Annunziata prima di partire in Terra Santa.

E’ doveroso dire che è solo un’ipotesi avanzata da Giuseppe U. Petrocchi nel 1993, considerando le dimensioni del grande arco della Cappella dell’Annunziata e la presenza nella parete sinistra della navata di splendidi affreschi raffiguranti cavalieri, in marcia nel senso abside-uscita, con una precisa figurazione sugli scudi.

Tale scenario ci riconduce comunque a quel piacere della memoria e della suggestione che avvolge gli angoli della Tivoli medioevale.

 La leggenda di Santo Stefano

Secondo la leggenda, riportata puntualmente negli episodi della Cappella, il santo, figlio di due coniugi molto ricchi della Giudea che non riuscivano ad aver figli, ebbe contatto con il male appena nato: il diavolo lo rapì, fu allattato da una cerva bianca e affidato al vescovo Giuliano, di lì la sua forte attività di evangelizzazione, connotata anche da prodigi e conversioni, fino alla lapidazione.

Curiosa ed anche un po’ inquietante l’episodio degli affreschi che ritrae proprio il diavolo che riesce a rapire Stefano ingannando la sua nutrice, che inconsapevolmente continua a cullare.. un demonio.

CATTEDRALE DI S. LORENZO: CULTO POPOLARE NEL CUORE DI TIBUR

A PRIMA VISTA

Il miglior modo è scendere lungo via di Postera: dopo una continua discesa si apprezza l’inatteso spianamento tra continui rimandi di vissuto medioevale.

Per poi sfociare in una semplice e solenne ‘signora’: la Cattedrale di S. Lorenzo.

Sembra essersi andata a prendere il proprio posto riempiendo uno spazio urbano, connotandolo fortemente, presenziando ad un crocevia storico di strade.

La sua facciata, staccata dai bruni laterizi del campanile medioevale, con una tenue insolita tinta risponde al sole, prima che tramonti…

 

UN PO’ DI STORIA

Il Foro Tiburtino

L’essenza e l’esistenza di Tivoli è basata, per la sua collocazione geografica, sul traffico ed il commercio: l’area antistante il Duomo era proprio l’antico Foro, sede del mercato e delle attività economiche, collegata all’antichissima via di transito Abruzzo-campagna romana (attuale via del Colle, antica via Tiburtina Valeria).

Era di poco più ampia della piazza attuale; il livello pavimentale in travertino (osservato sotto l’attuale piano stradale) era più basso e l’accesso avveniva secondo le stesse direttrici odierne: Via del Duomo (discesa da destra), via di Postera e via del Colle attraverso l’Arco di S. Sinforosa.

Quest’ultimo è l’attuale arco di entrata a sinistra del Duomo, che conserva la stessa funzione, costituito da due archi in opera laterizia (di cui restano delle tracce), coronati da cornici non più visibili: era la sistemazione monumentale dell’ingresso al foro di età imperiale, segno dell’importanza di questo snodo viario-commerciale e della continuità spaziale che si può leggere nell’urbanistica tiburtina.

L’importanza e la ricchezza economica accumulata era denotata probabilmente da una serie di edifici pubblici e monumenti onorari che creavano l’ambiente del foro .

Tra questi la Mensa Ponderaria e l’Augusteum (vedi Qrcode relativo); di seguito a questi era posto un edificio absidato in opus incertum di calcare, i cui resti sono visibili alle spalle dell’abside seicentesca del Duomo e nei suoi sotterranei. Ancora di difficile interpretazione: taluni lo hanno identificato come un’estensione del santuario d’Ercole o un tempio d’Ercole autonomo(durante gli scavi per l’edificazione del Duomo è stata trovata una base marmorea con dedica ad Ercole).

Non escludendo nè un tempio nè una basilica il Giuliani ipotizza anche un’area absidale terminale del foro.

 

La Cattedrale di S. Lorenzo

La costruzione di questa cattedrale fu l’evento più importante nel panorama storico-artistico del ‘600 tiburtino.

La chiesa, fondata secondo alcune ipotesi all’epoca di Costantino (306-337 d.C.) o del papa tiburtino Simplicio (486-483), riutilizzò l’edificio absidato romano(di cui sopra) ed è già sicuramente edificata nel IX secolo(citata nel ‘Liber Pontificalis’, vita di Papa Leone III); fu ricostruita nelle classiche forme romaniche tra XI e XII secolo, visibili ancora  nel campanile(tranne la piramide terminale che è posticcia).

Al fervore edilizio medioevale seguì una fase di grave degrado cui riparò l’intervento del Cardinale e vescovo di Tivoli Giulio Roma (1634-1652) che decise di ricostruirla; la cattedrale venne eretta nel 1641 e dedicata nel 1650, poi consacrata solennemente il 27 ottobre 1669 dall’altro cardinale che si prodigò molto per la cattedrale, Marcello Santacroce .

Il modello è lo schema di chiesa gesuitica che a fine ‘500 aveva segnato una svolta nella concezione dell’architettura religiosa: navata unica e cappelle laterali ridotte, transetto breve o inesistente (come qui a Tivoli).

Lo scopo era guidare il fedele verso il raccoglimento e la predicazione, creando un ambiente ad hoc.

Studi recenti hanno messo in luce aspetti molto interessanti:

-la ricostruzione non fu a fundamentis (dalla fondazione, come invece indicato nella iscrizione della controfacciata) ma si sarebbe limitata all’arretramento dell’abside nell’area presbiteriale rispetto al pendio che circonda l’edificio, caratterizzato da alta umidità, creando un’intercapedine di protezione (quest’area di Tivoli risente del banco di concrezioni calcaree travertinose e della presenza di antichi canali come la Forma che alimentava il Lavatoio adiacente)

– i muri longitudinali conservarono buona parte degli alzati romani o medioevali.

L’insediamento della cattedrale nell’area del foro può essere connessa ancora alla vicinanza strategica della Via Tiburtina Valeria e alla presenza nelle vicinanze dell’oratorio di S.Alessandro.

 

RACCONTO DELL’OPERA

La facciata ed il campanile

La facciata è di un barocco abbastanza sobrio, con aggiunta di un portico con archi a tutto sesto e paraste, che custodisce un affresco del XVI secolo raffigurante la Vergine Annunziata.

E’ presente l’iscrizione dedicatoria “DIVO LAURENTIO IULIUS CARDINALIS ROMA DICAVIT ANNO SAL(utis) MDCL “

(Al Divo Lorenzo dedicò il Cardinal Giulio Roma nell’anno di salute 1650).

La torre campanaria datata XI secolo è alta quasi 47 m con finestre monofore, bifore e cornici dentellate; la cuspide piramidale è di epoca posteriore. Il campanile è la testimonianza dell’antica cattedrale, forse un involontario simbolo di conservazione delle radici cristiane e storiche pur nel rinnovamento seicentesco.

L’interno

Le 3 navate sono scandite da pilastri che inglobano le antiche colonne corinzie; la navata maggiore ha volta a botte con finestre.

Abside- volta -controfacciata: la decorazione di questi elementi architettonici (finita nel 1817) fu voluta da papa Pio VII Chiaramonti  proprio per esaltare, insieme a S. Lorenzo, le figure dei santi tiburtini; il suo stemma è nel sott’arco dell’abside.

Entrando in controfacciata troviamo, dipinti a monocromo, S.Amanzio e S.Cleto (di cui si conservano reliquie in cattedrale), ai lati del finestrone inizia la raffigurazione entro tondi dei 12 Apostoli, che continua poi nella volta(strombi delle vele). La volta accoglie in 3 riquadri dall’entrata: personificazione dell’Eucarestia e Sante Irundine, Romula e Redenta, la Gloria di S.Lorenzo, personificazione della Religione con i santi Severino, Quirino e Vincenzo.

Nel catino absidale è la Chiesa trionfante: una schiera di Santi lungo il semicerchio acclamano la Trinità, accanto al Cristo centrale, l’Eterno e la Vergine.

Tutta la decorazione è attribuita a Carlo Labruzzi(pittore neoclassico, fratello di Pietro).

L’altare maggiore (fatto nel 1704) è riccamente decorato con marmi policromi, putti e cherubini in marmo bianco, ai lati della grata in ottone; l’iscrizione nello scudo a sinistra ci indica che l’altare è dedicato a S.Generoso, martire tiburtino, le cui reliquie sono qui serbate, protette dalla grata col monogramma di Cristo.

Sopra l’altare maggiore la bella tela del Pietro Labruzzi (1739-1805) con S. Lorenzo davanti al giudice prima del martirio, in cui un angelo offre la classica palma del martirio, mentre un uomo prepara l’atroce pena, la graticola ardente (che poi assurge ad attributo del Santo); in alto si osserva il tempio circolare dell’acropoli di Tivoli, ulteriore segno del legame con questa città.

Navata sinistra: 

– Cappella dei Martiri Persiani o di San Mario, edificata a cura di Mario Carlo Mancini, nobile tiburtino, in onore dello zio, Mario Mancini Lupi altro notabile agli ordini di Gregorio XIII e Sisto V; fu eretto un monumento funebre in suo onore (con la raffigurazione della morte) e fu affidata la decorazione a Bartolomeo Colombo allievo di Pietro da Cortona, con le ‘Storie dei Santi Mario, Marta, Audiface e Abacuc’ e la loro ‘Gloria’.

E’ presente il monumento funebre del vescovo tiburtino Angelo Lupo(che si prodigò molto per la cattedrale), bell’esempio di arte scultorea del ‘400.

– Presso l’entrata laterale l’altro importante monumento funebre di Angelo Leonini(XVI sec.), vescovo di Tivoli nei primi del ‘500; una delle poche testimonianze dell’ antica cattedrale, che secondo alcuni autori richiama uno schema architettonico ideato dal Sansovino (1467-1529) in monumenti funebri di S.Maria del Popolo e S.Maria all’Aracoeli in Roma.1

Lungo la navata sinistra è ad oggi possibile ammirare la sagrestia (vedere il Qrcode “i Tesori del Duomo”) grazie al restauro conservativo ed artistico realizzati dall’ impresa ARIEM RESTAURI srl di Roma tra la fine del 2011 ed il giugno 2014.

Edificata dal Cardinal Santacroce nel 1657 (Vescovo di Tivoli, dal 1652 al 1674), secondo documenti del Fondo Santacroce nell’archivio di Stato è da attribuire  a Giovan Antonio de Rossi  anche se è detta ‘berniniana’ per un interessamento che il celebre architetto avrebbe avuto nel disegnare pianta e alzato, secondo ipotesi recenti.

Navata destra:

– Cappella del Crocifisso: le pareti laterali e la volta sono state decorate nel XIX secolo con storie della Passione di Gesù; il Crocifisso ligneo può essere ascritto al XV secolo, di buona produzione artigianale e l’altare è impreziosito da marmi policromi.

– Cappella dell’Immacolata Concezione: la cappella è particolarmente legata alla comunità di Tivoli che fece voto di erigere una statua votiva alla Vergine in occasione della peste del 1656 ed il cardinal Santacroce scelse la cattedrale per ospitarla.

La nicchia centrale ospita la statua dell’Immacolata Concezione,  una notevole opera di Christophe Veyrier(1637-1689), inizialmente attribuita al Bernini dal Sebastiani; altre nicchie ospitano le 4 Virtù cardinali, opere di ambito romano; la decorazione pittorica(‘Gloria Celeste’ nella volta, ‘Santi’ nei pennacchi, nelle lunette ‘Natività’, ‘Adorazione dei Pastori’, ‘Fuga in Egitto’) è opera di G.F.Grimaldi(1606-1680), allievo di Pietro da Cortona.

– Cappella di S.Lorenzo : subito dopo l’edificazione della chiesa iniziò l’abbellimento della cappella dedicata al santo titolare. Sull’altare vi è una pala molto significativa, raffigurante un’ Apparizione di Gesù Bambino e S.Giuseppe a S.Lorenzo, S.Sinforosa e Simplicio papa: S.Sinforosa è un’altra martire tiburtina molto venerata a Tivoli, il cui supplizio con i suoi sette figli avvenne sotto l’imperatore Adriano.

Da notare una forte sensibilità cromatica, una stesura omogenea del colore, una compostezza armonica dell’opera con una luce che evidenzia soprattutto il volto di S.Sinforosa. L’opera si colloca tra l’XVIII e il XIX secolo.

Nelle pareti laterali sono grandi tele che illustrano la vita del santo: ‘San Lorenzo distribuisce elemosine ai poveri’, ‘S.Lorenzo in prigione battezza S.Ippolito’, ‘Arresto di S.Lorenzo’,  ‘Trasporto del corpo di S.Lorenzo’, attribuite le prime due a Pietro Locatelli, le altre a Ludovico Gimignani, autori della seconda metà del ‘600.

 

CURIOSITA’ E FASCINAZIONI

Ercole e S. Lorenzo: padri tutelari di Tivoli

In epoca romana Ercole fu l’eroe mitologico tutelare di Tivoli, che fu detta per questo ‘erculea’; era custode delle vie del traffico, sostenitore della ricchezza ottenuta con il commercio ed il lavoro, quindi una divinità perfetta per questa città.

L’importanza fondamentale del culto di Ercole è testimoniata dal suo grandioso Santuario eretto proprio a ridosso della via Tiburtina, con un apparato architettonico sostruttivo imponente sulla ripida Valle dell’Aniene.SOSTRUZIONI SANTUARIO

 

  1. Lorenzo era un diacono, che aveva compiti sia pastorali sia amministrativi legati alla gestione del patrimonio e dei beni della chiesa; aveva a che fare con la finanza e gli affari, e svolse oltre che a Roma anche a Tivoli importanti attività guida nella gestione dei beni della Chiesa.

La strage contro i cristiani, ordinata nel 257-258 d.C. da Valeriano, voleva colpire anche l’assetto economico e sociale della Chiesa romana: tra il 6 ed il 10 agosto 258 furono trucidati i diaconi ed i presbiteri, tra cui S. Lorenzo condannato alla graticola.

Il martirio impressionò molto e la figura di S. Lorenzo divenne cara al popolo così come ai patrizi: era un riferimento spirituale legato agli aspetti pratici ed economici della vita, così come per altri versi e in piena epoca pagana lo era Ercole(tra l’altro anche lui morto tra le fiamme).

  1. Lorenzo (protettore anche dei cuochi e dei rosticceri) diventò patrono di Tivoli, festeggiato ogni anno il 10 di agosto dalla comunità di Tivoli ed a lui fu dedicata la Cattedrale sorta proprio sui resti del Foro Tiburtino.

Tivoli ha avuto così due ‘padri’ carismatici, uno in epoca pagana ed uno in epoca cristiana e attuale, che simbolizzano il bisogno di un ruolo-guida di una comunità.

 

La campana del forestiero

Tivoli è da sempre città di passaggio, per attività di pastorizia, commercio, pellegrinaggio, turismo.

Non sorprende che quindi delle 4 campane presenti nel campanile in epoca settecentesca una era dedicata proprio ai forestieri, perchè suonava solo in occasione della morte di persone che venivano a visitare la città.