SEPOLCRO DELLA VESTALE COSSINIA: MEMORIE LUNGO IL FIUME


monument

 

A PRIMA VISTAvestale

Sorpresa, ammirazione insieme ad un po’ di sconcerto.

Questo si può provare una volta arrivati a scoprire qui una perla archeologica di assoluto valore, un unicum di Tivoli:

l’unico sepolcro di una Vestale finora conosciuto, quello della Vestale Cossinia.

Lo scenario è quello delle rive dell’Aniene, che qui scorre ancora placido, trasformato in un piccolo bacino artificiale, con ancora un buon grado di naturalità denotato da una simpatica colonia di uccelli acquatici (anatre e germani reali) e con una folta vegetazione ripariale.

Il sepolcro di Cossinia emerge quasi a sorpresa, compreso in un area di forte transito giornaliero per la presenza della Stazione, di una scuola e sede INPS; il contesto certo non fa presagire un sito sacrale funerario in riva al fiume.

L’area del sepolcro (in realtà i sepolcri sono due di diverse fasi) ha un fortissimo valore simbolico storico ed archeologico, ma è purtroppo connotata da un degrado ed abbandono per il quale lasciamo a voi ogni commento, pensando all’ elevato profilo culturale e sentimentale di questo luogo.

UN PO’ DI STORIA..bambolina vestale cossinia

Il rinvenimento

La scoperta avvenne nel 1929 in seguito ad un evento franoso interessante la scarpata fluviale. Venne alla luce un elegante ara marmorea su cinque gradini; con gli scavi successivi che subito si iniziarono fu trovato un altro complesso di tre gradoni di travertino all’inizio interpretati come base per una statua della vestale Cossinia. In realtà al di sotto dei tre gradoni fu anche trovata una sepoltura con il corpo di un’altra donna, dalla dentatura ancora bianca, corredato di una bambolina d’avorio e da un cofanetto d’ambra che furono associate, erroneamente,  con l’aspetto più innocente ed umano dell’austera sacerdotessa. Tale bambolina è ora conservata al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo a Roma (presso Termini).

L’ara sepolcrale mostra frontalmente l’iscrizione

V(irgini) V(estali)

Cossiniae

L(ucii)f(iliae),

cioè la dedica alla vestale figlia di Lucio Cossinio, inserita in una ghirlanda di foglie di quercia e ghiande, con la sacra infula (cioè la benda sacra che indossavano le vestali); al di sotto è il nome del dedicante L.Cossinius Electus (un parente o forse un liberto).

Nel retro appare invece:

Undecies  senis quod Vestae paruit annis,sepolcro vestale cossinia

 hic sita virgo, manu populi delata, quiescit.

L(ocus) d(atus) s(enatus) c(onsulto)

cioè tradotto :

“Dopo aver servito Vesta per un periodo uguale a undici volte l’età che aveva al suo ingresso al sacerdozio, qui riposa la vergine, trasportata a braccia di popolo. II terreno per la sepoltura è stato assegnato per decreto del senato”

Visto che le vestali erano ammesse all’esercizio del culto tra i 6 ed i 10 anni, Cossinia doveva avere più di 70 anni e quindi non di certo la giovane donna sepolta accanto con a corredo la bambolina. Sicuramente era venerata dal popolo tiburtino che la trasportò fisicamente sulle rive del fiume, come segno di estrema gratitudine per il suo lungo servizio al ‘fuoco’ di Tivoli.

Chi erano Vesta e le Vestali

Vesta era una dea protettrice del focolare domestico, della pace familiare e prosperità.

Un culto arcaico, fatto risalire a Numa Pompilio ma già proveniente dalla Grecia col nome di Estia (sorella di Zeus e figlia di Crono e Rea). Ogni città aveva il suo tempio di Vesta, con il focolare della patria, dato che lo stato era considerato un insieme vincolato di famiglie.

A Roma sorgeva nel Foro Romano, a Tivoli secondo un’ipotesi sorgeva sull’acropoli sospesa sui baratri dell’Aniene (Villa Gregoriana) ma la toponomastica medioevale lo pone anche in un’area denominata Vesta (zona del Reserraglio); il tempio aveva la una forma circolare che ricordava le vecchie capanne del Lazio.

Il fuoco sacro era sempre mantenuto acceso nel tempio dalle sacerdotesse vergini (come la dea stessa) dette  le Vestali.

Erano vestite totalmente di bianco con una tunica, una stola(sopraveste) e mantello in lana; il loro segno di riconoscimento era l’infula, una benda di lana (rossa o bianca) che le copriva il capo a denotare inviolabilità. Erano scelte dal sommo pontefice tra fanciulle dai 6 ai 10 anni e il loro servizio durava 30 anni, poi erano libere da ogni vincolo.

CURIOSITA’ E FASCINAZIONI

Vestali: destini di donne

Le vestali erano donne cui si demandava la custodia del fuoco sacro dello Stato inteso come focolare collettivo; questo le attribuiva prestigio ed autorità.

Erano scelte prive di imperfezioni fisiche tra le famiglie di alto rango, quindi con un corpo bellissimo cui dovevano imporre però astinenza sessuale molto dura, almeno per 30 anni..

Una totale astinenza sessuale e una continua alimentazione (notte e giorno) del fuoco sacro comportava sacrifici ed una vita comunitaria di stile ‘conventuale’.

Avevano l’assoluto potere di graziare e ridare la vita ad un condannato a morte, me se avevano rapporti sessuali erano loro condannate a morte e la pena era orrenda: le vestali venivano sepolte vive in un campo scellerato, perchè mano umana non poteva ucciderle..

Una vita ed un destino estremo.

Privilegi

A differenza delle altre donne, le Vestali potevano uscire liberamente e godevano di diritti, privilegi ed oneri civili. Tra questi la possibilità di fare testamento, essere custodi di trattati e testamenti (grazie all’ inviolabilità del tempio e della loro persona) e potevano testimoniare senza giuramento. Mantenute a spese dello Stato, venivano anche rispettate dai magistrati che al loro passaggio abbassavano i fasci consolari. Essendo sacerdotesse consacrate alla Dea Vesta, a Roma venivano sepolte entro il pomerio (terreno consacrato per la sepoltura) e potevano chiedere la grazia per i condannati a morte incontrati casualmente.

Vestali: una focaccia ..per purificarsi.

Durante le feste di Vesta (le Vestalia dal 9 al 15 giugno) le vestali erano addette alla preparazione della ‘mola salsa’, una specie di focaccia fatta con sale, farro e acqua sorgiva, offerta alla dea e distribuita ai credenti come atto di purificazione. Con essa si preparavano gli animali al sacrificio ed il nostro termine ‘immolare’ (nel senso di sacrificare) deriva proprio da questo rito antico.

La Barbie di una sconosciuta

Si direbbe che anche più di duemila anni fa i bambini giocavano agli adulti..

Nell’area del sepolcro di Cossinia il basamento di tre gradini celava una tomba di una ragazza giovane cui era stata messa vicina la sua bambolina preferita (ora al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo a Roma presso Termini): fatta d’avorio e ornata con braccialetti d’oro nei polsi e caviglie, collana d’oro, con i capelli ‘alla moda’ di quel tempo cioè alla moda del tempo di Giulia Domna moglie dell’imperatore Settimio Severo. Probabilmente la nostra sconosciuta giovane era morta precocemente e il ricordo della sua bambolina preferita è segno di una tenerezza e raffinatezza del tutto speciale.

 

>Posizione

VILLA GREGORIANA: IMPRESSIONANTE IDEA DEL PIACEVOLE

Villa Gregorianamonument

A PRIMA VISTA

Uno dei più bei parchi del mondo, si può rimanere stupefatti guardando l’impressionante e romantico precipizio scavato dal fiume Aniene, fiume mitico.   Il fiume scorre attraversando ed erodendo una roccia pittoresca, il cosiddetto ‘tartaro’ delle cascate. I ripidi pendii sono coperti da un bosco-giardino lussureggiante, formato da piante autoctone ed esotiche; eretto, al di sopra dell’antica acropoli di Tivoli, il meraviglioso tempio circolare, relativo ai culti di Vesta o Sibilla. Il paesaggio così ne risulta romantico, pieno di luce e come sospeso.

UN PO’ DI STORIA ..

E’ proprio qui che i primi abitanti pre-romani decisero di insediarsi, anzi incontrarsi o scontrarsi, provenendo dalla Sabina, dal Lazio, dalla Grecia..secondo alcune tradizioni per primi vennero gli antichi popoli che poi si insediarono in Sicilia.

tempio di vestaIn epoca Romana con lo sviluppo edilizio lo scenario naturale si arricchì soprattutto dei templi dell’Acropoli e della Villa di Manlio Vopisco.

I primi sorgono in epoca repubblicana (II-I sec a.C.): le attribuzioni sono diverse e non ancora accertate. Il tempio rettangolare attribuito al culto di Tiburno, Vesta o Sibilla, quello circolare a Vesta o Sibilla.

 

RACCONTO DELL’ OPERA

Il particolare arroccamento su rocce travertinose cavernose ha impegnato in fondazioni che dovevano livellare e riempire, nel posto più aggettante, sospeso ed esposto alle piene.

Il tempio rettangolare è cosiddetto pseudoperiptero (semicolonne inglobate nelle mura), quello circolare è periptero, con un raffinato colonnato a capitello corinzio dotato di un corridoio anulare, al centro vi è a cella in tufelli e la copertura era conica.

Le vestali, figure di prim’ordine nella vita religiosa romana, custodivano il ‘fuoco sacro’, senza mai farlo spegnere per evitare conseguenze dannose per la città.

La Sibilla (che qui si chiamava Albunea o Tiburtina) era una profetessa che prevedeva il futuro alle genti: quella che qui era venerata è nota per aver predetto la nascita di Gesù a Ottaviano Augusto, un culto quindi molto importante.

Questi due templi erano visti da chi frequentava la Villa di Vopisco, una personalità ricca e facoltosa vissuta nel I sec d.C., che probabilmente acquisì il nucleo di età repubblicana.

La struttura era inserita mirabilmente nella natura, su due padiglioni che sorgevano nei versanti ai lati di un fossato canale poi detto canale della Stipa: l’irregolarità del travertino era seguita e in certi punti rettificata e stabilizzata per resistere agli urti delle piene dell’Aniene; a questo scopo si erano scavati tutta una fitta serie di canali diversori sotterranei che poi scaricavano nel lago del Pelago, creando un gioco di cascate e cascatelle ancora più ricco di quello odierno.

Ma le piene erano catastrofiche (soprattutto quella avvenuta nel 105 d.C.) e la villa fu quasi interamente distrutta.

Pochi resti rimangono ma estremamente suggestivi per immaginare ciò che ci descrive  Stazio nelle sue Silvae del 92 d.C.: la villa era diffusa nel bosco con piscine, belvederi ed aveva una estrema raffinatezza architettonica. Un capolavoro di mimetismo rispettoso della natura: Manlio Vopisco era un ecologista raffinato ante-litteram.

Nelle epoche successive ci fu un abbandono seguito da un riuso ambienti della villa: coltivazioni agricole, mulini ad acqua, polveriere, deposito di rifiuti.  Il sito cambiò volto, lasciando come unica evidente testimonianza i due templi dell’acropoli, sebbene parzialmente diruti.

Una presenza costante invece era la forza dirompente delle piene dell’Aniene, che tormentarono e condizionarono non poco la storia di Tivoli.

Villa Gregoriana prende il nome proprio dal papa, Gregorio XVI, che ordinò di risolvere radicalmente questo problema. Nel 1826 una piena particolarmente devastante portò via case, strade, la Chiesa di S.Lucia, il ponte sull’Aniene.

I danni furono così gravi da decidere per una drastica soluzione ingegneristica: due tunnel scavati nelle viscere del Monte Catillo, per spostare il corso del fiume lontano dalla città.

Il progetto fu presentato dall’ingegner Clemente Folchi e nell’ottobre del 1835 fu creata ed inaugurata la nuova Grande Cascata che affianca il parco di Villa Gregoriana, cambiando per sempre il paesaggi delle acque e salvando Tivoli.

Inoltre Papa Gregorio XVI commissionò la ricostruzione del ponte (che oggi si chiama appunto Gregoriano) e la creazione di un giardino, concepito da Mons Massimo ed il card. Rivarola. Si unirono così ragioni di sopravvivenza con un estetica naturalistica tipica dell’epoca del Romanticismo.

CURIOSITA’ E FASCINAZIONI

Il paradiso a Tivoli con..pesce fresco!

Chi viveva nella villa di Manlio Vopisco poteva avere pesce d’acqua dolce: le rovine nascondono il cosiddetto vivarium, una tipica vasca di allevamento dei pesci usata dai romani.

Come era bella la vita in villa: si poteva ammirare una sintesi unica fatte di acque, roccia, templi e bosco e nello stesso tempo mangiar pietanze a base di pesce pescata nello stesso irrequieto Aniene.

Affrontare il rischio per visitare le grotte di Nettuno e delle Sirene.

Siamo in una profonda valle fluviale, ma la forza delle acque e’ stata così forte, nel corso della storia, che i viaggiatori e gli avventurieri hanno immaginato divinità e creature del mare!

Nonostante il pericolo(questa è nota anche come la Valle dell’Inferno) molti artisti ed amanti della natura scendevano lungo il versante appesi ad una corda legata alla base delle colonne del tempio dull’acropoli: tale era ed è la magia che circonda Villa Gregoriana..

>Audioguida

 

>Posizione

 

VILLA GREGORIANA: IMPRESSIVE AND DELIGHTFUL

FIRST LOOK

You are facing one of the most beautiful park in the world. You’ll remain surprised looking over the impressive and romantic precipice dug out by the Aniene, mythical river.

The river flows crossing and eroding a picturesque rock, the so-called waterfall ‘tartaro’.

Covering the deep slope there’s a luxuriant and evergreen wood formed  by native and esotic vegetation; above all, standing on the acropolis of the ancient Tibur, the round marvellous temple related to the worship of Vesta or Sibilla.

The landscape come out as suspended, romantic and lightful.

WALKING ACROSS HISTORY

The first pre-Roman people decided to settle just on the acropolis, coming from Sabina, Latium, Greece they got together or fight against each other. According to some authors at first came the ancient people called Sicani or Siculi, who afterwards went to Sicily.

In the Roman age the natural landscape was enriched especially by Acropoli’s temples and  Villa of Manlio Vopisco.

Acropoli’s temples

This temples rose in the repubblican age (II-I century B.C.) and the attibution is uncertain.

The rectangular one is attributed to the worship of Tiburno, Vestal or Sybil; the round one related to Vestal or Sybil.

The particular position above cavernous rocks caused the building to fill the natural hole and to level the slope, in the most dangerous, sospended and flood exposed area.

The rectangular temple is so called pseudo peripteral(semicolumn included in the walls); the round one is peripteral and shows an elegant colonnade with Corinthian capital, inside there’s a concentric tuff block cella, once perhaps covered with a conic roof. This rounf temple is one the most important  monument in Tivoli.

The vestal virgin, important religious authority in the Roman age, kept the ‘holy fire’ inside the temple always burning, to avoid catastrophic effect(so they believed).

The Sibyl (here called Tiburtina or Albunea) foresaw the future to the people: Sybil albunea is known  for her prophecy regarding Jesus birth, revealed to emperor Ottaviano Augusto, thus a very important worship.

Villa of Manlio Vopisco.

The two temples were seen by who lived in the ancient Vopisco’s villa.

Manlio Vopisco was a rich cultivated man, living in the I century a.C., who probably bought a repubblican villa.

This villa was wonderfully set in the nature, composed by two parts on each side of a canal, later called Stipa canal. The irregular rock was sometimes followed and sometimes made strong and straight to face and resist Aniene’s flood; to this aim were dug 3 underground canal , flowin into the Pelago’ lake and creating such water landscape, enrichened by big and little waterfall.

But the flood were so strong to distroy almost all the Vopisco’s villa (especially that happened in 105 a.C.).

So we can see few but suggesting ruins; we can imagine what is described by the roman poet Stazio in his Silvae(92 a.C.): this villa was ‘spread’ in the wood, including termal baths, lookout, nymphaeums, showing fine architectural taste. A nature-camouflage masterpiece: M. Vopisco was probably an ecologist ahead of out time.

Successive ages

In the successive medieval ages the area of Villa Gregoriana was abandoned; later on were set agricultural cultivation, water mill, even if  powder magazine and dump!

The place changed his face, leaving only the ancient Acropolis’ temples, although damaged.

In spite Aniene’s flood continued to ruin and strongly damage the city of Tivoli.

Pope Gregorio XVI

Villa Gregoriana takes his name from Pope Gregory XVI who ordered to solve the problem due to the flood of the Aniene river. There were such terrible devastation since II century B.C. (the first known took place in the 105 B.C.) and in every century. In 1826 a particurartly devasting flood swept away building, streets, the church od S.Lucia, the bridge; the damage was so strong to decide a radical work of engineering: two tunnels escavated in Mount Catillo to rerout the water of the river far away from the heart of the city.

The project was presented by engineer Clemente Folchi and in 1835 was created the new Great Waterfall nearby Villa gregoriana, changing forever the water landscape and saving Tivoli.

In addition pope Gregorio XVI commisioned the rebuilding of the bridge(called gregorian bridge) and the creation of a romantic garden, conceived by Mons. Saverio Massimo with Cardinal Rivarola, thus combining practical reasons of survival with the aesthetic of the sublime in nature, typical of the Romanticism.

CURIOSITIES AND FASCINATING ASPECTS

Tibur paradise and ..fresh food

Once who lived in the ancient villa of Manlio Vopisco could have fresh water fish: the ruins of this ancient villa hide the so called vivarium.(foto), a roman fish pond. Imagine how delightful was the life inside the villa: one could see a unique combination of water, rocks, temples and wood, but also could eat very good food taken from the same river Aniene.

 Facing the death to reach Sirene e Nettuno caves

we are in a deep river valley, but the power of the water was so strong, throughout the history, that the travellers and the adventurers imagined sea God and creatures.

Despite the danger (this is also known as the Hell valley!) many artists and nature-lover let themeselves down the cliff, tiying a rope at the base of the round temple: there was and there is such a magic surrounding Villa Gregoriana.

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