VILLA D’ESTE – IL GIARDINO: SOGNO DI ACQUA

A PRIMA VISTAbelvedere villa

Affacciandosi dalla loggia sul giardino la vista si spalanca piacevolmente sulla delizie del paesaggio naturale (il panorama che si può godere dal ‘balcone’ di Tivoli affacciato sulla campagna romana) e delle architetture d’acqua.

Il piacere della frescura si può accompagnare alla vista attraverso le diverse direzioni: dalla loggia verso l’antico ingresso e viceversa (intuendo quale era l’impatto dal sotto in sù dei visitatori di una volta), dalla fontana dell’Ovato verso la Rometta attraverso le Cento Fontane e viceversa (quinte d’acqua quasi senza interruzione), dalla fontana dell’Organo verso le Peschiere e viceversa.

Piaceri all’ombra di un verde romantico e altro..

 

RACCONTO DELL’OPERA

Contestualmente al palazzo (vedere Qrcode e relativo articolo “Villa d’Este – il Palazzo:sogno di gloria) si diede l’avvio alla realizzazione del giardino, caratterizzato da un notevole sforzo tecnico volto a creare i terrazzamenti e i collegamenti, nonché l’assetto vegetazionale e l’ingegnoso impianto idraulico.

L’impianto del giardino non fu però indolore per la comunità tiburtina: prima del colossale sbancamento del terreno, aspro e roccioso, Ippolito attinse alle sue risorse economiche per acquisire terreni ed edifici nella ‘Valle Gaudente’ (anche con espropri che causarono molte proteste) per poi demolire 40 abitazioni, vigne, orti, oliveti, chiese, strade; un intero quartiere con il suo vissuto agreste, popolare e religioso fu sacrificato al giardino estense. La preesistente ed importante chiesa di S. Pietro alla Carità fu salvaguardata.

Le mura cittadine (donate dal Barbarossa alla città), fecero da sostegno e recinto, con l’erezione di imponenti sostruzioni per consolidare il terreno e creare il piano necessario al giardino.

Le fontane scenografiche

Tivoli è città d’acqua per eccellenza e Pirro Ligorio creò una delle opere di idraulica e architettura più sofisticate del ‘500: il team era costituito da raffinati fontanieri ed eccellenti idraulici.

Si resero necessarie due fonti d’acqua: l’acquedotto Rivellese (che già alimentava la città) dalle sorgenti del monte S.Angelo e le acque del fiume Aniene.

Il primo alimentò, mediante 3 serbatoi, il palazzo e la parte alta del giardino.

Invece le acque del fiume Aniene, che dovevano alimentare il poderoso apparato delle fontane più grandi, furono convogliate scavando (tra il 1564 e il 1565) un grandioso canale, detto canale Estense, che andava a prelevare le  acque del fiume attraversando le viscere della città per oltre 1000 m., con una portata di 600-800 litri/sec., raggiungendo la villa in prossimità della fontana dell’Ovato dove con un sistema di ripartizione (una invenzione tecnica tutt’ora in funzione) si dava il via alla circolazione d’acqua.allegoria villa d este

Tutto sfruttando la gravità con una eccellente disposizione dei condotti tra una fontana e l’altra.

Complessi sono i motivi allegorici e simbolici, che dialogano con i concetti già espressi nel Palazzo.

Ma oltre ai riferimenti colti, la Villa era intesa come un ‘teatro’, in cui il visitatore era spettatore ma anche a volte attore quando veniva ‘investito’ da ‘scherzi d’acqua’ creati ad hoc, oppure da musica creata mirabilmente dal movimento d’acqua.

Questo aspetto avvolgente e coinvolgente è evidente nelle celebri fontane dell’ Ovato (o Fontana di Tivoli), la Rometta, il viale delle Cento Fontane e la fontana dell’Organo.

La Fontana dell’Ovato (detta così per la forma della vasca) organoè  allegoria dell’ambiente tiburtino: monti, grotte, acque su cui troneggia la statua della Sibilla Albunea col figlio Melicerte, ed ai lati i fiumi Aniene ed Ercolaneo (affluente dell’Aniene).

Dal calice centrale cade l’acqua a cascata, echeggiando le famose cascate di Tivoli; al di sotto del monte un portico anulare che all’esterno presentava una volta dentro nicchie statue di ninfe che versavano acqua. In alto sopra la Sibilla il Cavallo di Pegaso; la decorazione della vasca contempla anche un genietto alato all’interno e una raffinata decorazione a maioliche policrome.

E’ stata detta la ‘Regina delle fontane’, appellativo che merita tutto.

viale cento fontane

Il viale delle Cento Fontane è un fenomenale asse acquatico di collegamento tra la fontana di Tivoli e quella di Roma (la Rometta): un ideale rimando all’Aniene ed i suoi affluenti, che si immette nel Tevere.

Le fontane sono decorate con gli immancabili gigli e aquile, e con navicelle ed obelischi; sotto vi sono altorilievi con scene delle Metamorfosi di Ovidio, oggi in gran parte rovinate dalla vegetazione.

Denota un’ attenzione a riprodurre la geografia dei luoghi del territorio che accolgono le storie ed i miti della villa.

 

Nella Fontana di Roma o ‘Rometta’ villa 3le acque del fiume Aniene (il dio fluviale che sorregge il tempio della Sibilla) si riuniscono a quelle del Tevere (statua in basso), incontrando poi una barca simbolo dell’Isola Tiberina e che ha per albero l’obelisco di Esculapio (culto introdotto a Roma associato alla stessa isola); è presente la statua di Roma, con il classico gruppo della Lupa con i mitici gemelli.

Sul podio della fontana, concepita anch’essa dal Ligorio, rimane una parte della rappresentazione simbolica dei Sette Colli con i loro monumenti: una sorta di ‘miniatura’ di Roma, che si fa fatica a riconoscere e che era disposta a semicerchio, creando una quinta teatrale, funzione che  probabilmente aveva in realtà, oltre che da sala da pranzo.

La posizione della fontana indica idealmente la direzione da dove in realtà si può vedere Roma sullo sfondo del panorama: reiterata allusione alle ambizioni papali.

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L’altra famosa Fontana dell’Organo, in cui operano per la realizzazione dell’organo idraulico Luc Leclerc e Claude Venard, fu terminata nel 1611 dal cardinale Alessandro d’Este, disegnata dal Ligorio.

Presenta in cima l’aquila estense e nella nicchia centrale il tempietto a protezione dell’organo idraulico;

ai lati statue di Apollo(dio della luce e della musica) e Orfeo(che con la lira

ammaliava gli animali), soprabassorilievi con la Sfida di Marsia e Orfeo e gli animali; erme a braccia incrociate e cariatidi completano la decorazione.fontane dell organo

L’organo era ed è una attrazione della villa: una meraviglia idraulica in cui la caduta dell’acqua in un a cavità causava l’uscita dell’aria nelle canne ed un altro sistema muoveva i tasti in maniera armonica.

Ancora oggi si può ascoltare una musica … ogni due ore, a partire dalle 10,30 di ogni giorno….anche dall’ interno dell’ adiacente cripta della chiesa di S.Pietro alla Carità. (Qr code – articolo : Monumenti religiosi/S. Pietro alla Carità, ritorno alle origini)

Veniva anche detta Fontana del Diluvio visto che alla fine dello spettacolo musicale ne iniziava uno solo di acqua fatto di molto fragore ed effetti molto vivaci.

Quasi in simbiosi geniale con questa è la sottostante fontana di Nettuno, i cui alti zampilli visti dall’asse delle Peschiere indicano proprio la forma delle canne di un organo; si ripete il simbolismo delle grotte(Grotte delle Sibille) e delle cascate creando nel complesso un trionfo di acque, in cui cela la statua del Nettuno(visibile sotto la cascata centrale)

Era stata concepita in maniera diversa niente meno che dal Bernini, il quale aveva ideato una fontana a cascata su una scogliera a esedra, con l’acqua raccolta dai piedi della fontana dell’Organo.

L’asse acquatico e visivo delle grandi Peschiere prolunga il piacere dalla fontana dell’Organo, con tre grandi vasche tuttora dimora di pesci adornate con i classici vasi di agrumi.

 

Le fontane raccolte

Quasi a far da contrappunto alle grandi fontane sono inserite sotto l’area della Rometta due fontane quasi nascoste alle visuali di acqua del parco: la fontana della Civetta e di Proserpina.

La fontana della Civetta celebra l’aria ed i suoi abitanti: gli uccelli.fontana civetta

E’ strutturata ad arco trionfale (in ricordo di Roma) con 2 colonne che l’inquadrano, decorate con tralci a spirale ed i classici pomi d’oro; in alto 2 figure femminili e lo stemma di Ippolito. Le figure di Fauni e Satiri danno un’impronta dionisiaca e naturalistica che una volta era accentuata da un’altra piccolo spettacolo della villa: nella roccia artificiale sottili rami di bronzo accoglievano uccellini metallici che cantavano allegri(mossi da congegni ad acqua analoghi a quelli della fontana dell’organo) per tacere quando appariva la civetta; secondo dei racconti a volte arrivavano uccelli veri per partecipare al concerto..

 

La fontana di Proserpina era una volta detta degli Imperatori perchè forse era un monumento onorario relativo ai 4 imperatori che si ritenne edificarono ville nel territorio tiburtino.

La nicchia principale è affiancata da quattro colonne tortili(che avevano come modello le colonne della basilica costantiniana di S. Pietro) decorate a stucco e coperte da viticci; nella esedra centrale vi sono le figure in stucco di Nettuno e Proserpina. L’ambiente era una sala da pranzo all’aperto molto particolare e raffinata.

Per stupire ancora gli ospiti era stata creata anche la vicina Scala dei bollori, in cui bassi getti d’acqua erano così ben congegnati da sembrare acqua bollente: uno degli effetti più apprezzati anche dagli esperti fontanieri.

 

L’asse centrale

Dallo spiazzo detto Rotonda dei cipressi, (per la presenza dei centenari alberi), si ammira l’elevazione del giardino verso il palazzo, mentre verso destra si notano le Fontane dette ‘Mete’ , forse riferite alle Colonne d’Ercole, previste dal Ligorio dentro le Peschiere in una versione meno rustica.

Sulla parte sinistra di questa parte del giardino è presente una Fontanina rustica dell’Inverno.

Ponendosi nel percorso in asse con la loggia del palazzo si incontrano altre bellissime e prestigiose fontane.

 

La fontana dei Draghifontana draghi

Un’avvolgente esedra delineata da una doppia rampa inquadra l’ampio bacino in cui compaiono due delfini e il gruppo scultoreo dei Quattro dragoni alati, da cui escono potenti getti. Una volta la fontana generava effetti sonori dovuti a variazioni della pressione idraulica: piccoli scoppi o crepitii imitando, secondo alcune cronache dell’epoca, le girandole fatte di razzi.

I 4 draghi alludono allo stemma di Gregorio XIII, che visitò solennemente la Villa nel 1572(si narra che per lui fu costruita la fontana in una sola notte!).

 

Il bicchieronebicchierone

E’ una fontana creata dal Bernini su incarico del cardinale Rinaldo d’Este: una grande conchiglia con due calici che iniziò a zampillare  nel 1661 in occasione di visite illustri.

 

Le Grandi Madri

Tra i tanti motivi sottostanti alla creazione di villa d’Este uno è collegato a tre figure femminili legate all’elemento acqua che qui domina: la Sibilla Albunea, Venere, Diana Efesina.

Tutte e tre possono essere ricondotte al principio vitale, di natura generante come grandi madri.

La prima già è stata incontrata nella fontana di Tivoli. Le altre, posizionate in fontane meno altisonanti ma significative.

La Fontana di Venere è la ‘mostra’ dell’acquedotto Rivellese, sovrastata da un busto di Costantino(l’imperatore cristiano) e fatta ad arco trionfale, come quelle della Civetta e Proserpina, ornata da un sarcofago-vasca.

La Venere-ninfa è sdraiata dormiente, in un atteggiamento quasi di attesa di un nuovo sole, sullo sfondo di un paesaggio che già riecheggia ambienti fluviali.

La Fontana di Diana Efesina, all’inizio posta al centro della fontana dell’organo, si pone come ‘Dea della Natura’, centro della vita come una specie di multimamma; simbolismo evidente nelle numerose mammelle.

 

Grotte, logge

Completano questo straordinario complesso una serie di grotte artificiali e logge, poste nella parte alta del giardino, che hanno perso tutte le statue.

Tra le più belle la grotta di Diana, caratterizzata da una ricca decorazione policroma.

La villa era abbellita anche da una ricca serie di statue, busti, bassorilievi, urne, sarcofagi di età classica, che provenivano da scavi eseguiti nelle aree archeologiche circostanti(per esempio Villa Adriana, da cui proviene il tripode presente in copia nel terrazzo davanti la loggia di ingresso), secondo la filosofia di riuso dell’antico tipico del Rinascimento.

Tutto connotava una villa di delizie dove ci si poteva ispirare ma anche solamente godere del piacere di passeggiare.

 

La composizione del verde

La struttura originaria del giardino è ben visibile nella famosi incisione di E.Duperac inviata a Caterina de’ Medici nel 1573, ma anche nel Salone di Tivoli: un insieme di comparti regolari disposti simmetricamente rispetto all’asse loggia superiore-ingresso via del Colle, secondo i dettami dei trattati rinascimentali.

Entrando dal vecchio ingresso quindi i visitatori potevano subito imbattersi in un pergolato di legno  a croce dove si coltivavano uve rare (negli orti estensi a ridosso della villa veniva coltivato anche il pizzutello, rinomata varietà tiburtina); nella parte in piano vi erano classiche presenze come il Giardino dei semplici(erbe officinali, ma anche fiori, piante esotiche, ortaggi, legumi per la mensa di Ippolito),  a sud ovest i labirinti di mirto e alloro oltre che olmi e platani.

Nei riquadri in pendio alberi da frutto, filari di viti ed inoltre piccole selve di specie sempreverdi mediterranee.

Questa struttura subì una trasformazione nel senso di un giardino romantico, che ha quasi del tutto nascosto le geometrie di un classico giardino architettonico.

Eliminati labirinti, pergolati e padiglioni si diede importanza alla prospettiva dal basso, aprendo la visione alla successione delle terrazze verso il palazzo (che così viene a sembrare quasi sospeso in aria, come osservò Fulvio Testi nel 1620).

La  Rotonda dei Cipressi accentuò questa tendenza, pur creando uno spazio ombroso che voleva rimarcare il vecchio padiglione.

Al posto di viti ed alberi da frutto furono impiegati abeti, pini, lecci, cipressi nei riquadri in pendio, tutelando sempre le visuali con il controllo delle siepi.

I vasi di agrumi erano l’ornamento classico del giardino secentesco, collocato ai bordi delle Peschiere, terrazzamenti, loggiati, scalinate: il bel portamento e fogliame, il profumo intenso di fiori e frutti può ancora oggi essere apprezzato in villa.rosa2

La parte più vicina al palazzo era costituita dal il giardino segreto riservato al cardinale e lo spiazzo della pallacorda, ambienti tutt’ora presenti ai lati dell’edificio estense ma che hanno perso la loro funzione.

 

CURIOSITA’ E FASCINAZIONI

Le rose e l’acqua

Per impreziosire una visita a Villa d’Este di emozioni e di sorprese, scoprendo angoli insoliti e più intimi, si può programmare una visita a maggio: lo scintillio e la fresca trasparenza delle acque è accompagnata dalle rose.rose 4

Una presenza discreta reintrodotta in modo consistente nel 1995, dopo alterne vicende e che muta nel corso degli anni colorando e profumando la passeggiata.

Una sosta è d’obbligo nella bordura del vialone a destra del palazzo per ammirare rose antiche come la Rosa gallica classica (‘Officinalis’) e la curiosa ‘Versicolor’(una mutazione che rende striato e variegato il rosa-rosso);  così come la altre galliche e damascene presenti nella siepe centrale(tra le tante ‘Belle de Crecy’ che muta colore dai boccioli cremisi ai petali ciliegia-rosa scuro-malva-magenta-lillà).

E’ difficile non essere sedotti dai splendidi arbusti di ‘Blush Noisette’, all’uscita della fontana dell’Ovato cosi come dall’altra fondamentale rosa antica, la Rosa alba che si affaccia con una grazia raffinata vicino la fontana del Bicchierone, aprendo il suo bianco con sfumatura di rosa carne.rose 3

Tanti altri sono gli angoli in cui le rose trasmettono il loro fascino, a loro agio nel fascino della villa.

 

I banchetti di Ippolito

Villa d’Este era lo scenario maestoso dove si accoglievano artisti, letterati, uomini illustri nel piacere idilliaco del giardino.

Il cardinale Ippolito d’Este amava dare dei sontuosi banchetti anche all’aperto visto lo scenario unico che aveva creato.

Questa era la composizione di un banchetto tenuto nella sua residenza di Belfiore nel 1529, a base di pesce: pane intorno al latte e zucchero, insalate di asparagi e acciughe, pastelli ripieni di polpette di storione, crostata di fave e cacio pecorino, statue di zucchero dorate e dipinte, storione decorato, 400 gamberi e pastelli. Il tutto accompagnato da intrattenimenti e balli di damigelle.rose 5

Non è finita qui: a questo punto apparivano 8 mori e 7 donne nudi fatti di pasta di ‘sosamelli‘ (tipica ciambella delle regioni meridionali), con ghirlande di alloro in testa e fiori e verdure a coprire le vergogne..

Il suono dei pifferi sembrava dar fine al banchetto ma era uno scherzo! Si continuava tra musiche canti e balli a mangiare ogni sorta di vivanda e per concludere il cardinale regalava ogni sorta di oggetti (collanine, braccialetti, guanti profumati,etc.) per ribadire la sua generosità.

 

 

 

 

VILLA GREGORIANA: IMPRESSIONANTE IDEA DEL PIACEVOLE

Villa Gregorianamonument

A PRIMA VISTA

Uno dei più bei parchi del mondo, si può rimanere stupefatti guardando l’impressionante e romantico precipizio scavato dal fiume Aniene, fiume mitico.   Il fiume scorre attraversando ed erodendo una roccia pittoresca, il cosiddetto ‘tartaro’ delle cascate. I ripidi pendii sono coperti da un bosco-giardino lussureggiante, formato da piante autoctone ed esotiche; eretto, al di sopra dell’antica acropoli di Tivoli, il meraviglioso tempio circolare, relativo ai culti di Vesta o Sibilla. Il paesaggio così ne risulta romantico, pieno di luce e come sospeso.

UN PO’ DI STORIA ..

E’ proprio qui che i primi abitanti pre-romani decisero di insediarsi, anzi incontrarsi o scontrarsi, provenendo dalla Sabina, dal Lazio, dalla Grecia..secondo alcune tradizioni per primi vennero gli antichi popoli che poi si insediarono in Sicilia.

tempio di vestaIn epoca Romana con lo sviluppo edilizio lo scenario naturale si arricchì soprattutto dei templi dell’Acropoli e della Villa di Manlio Vopisco.

I primi sorgono in epoca repubblicana (II-I sec a.C.): le attribuzioni sono diverse e non ancora accertate. Il tempio rettangolare attribuito al culto di Tiburno, Vesta o Sibilla, quello circolare a Vesta o Sibilla.

 

RACCONTO DELL’ OPERA

Il particolare arroccamento su rocce travertinose cavernose ha impegnato in fondazioni che dovevano livellare e riempire, nel posto più aggettante, sospeso ed esposto alle piene.

Il tempio rettangolare è cosiddetto pseudoperiptero (semicolonne inglobate nelle mura), quello circolare è periptero, con un raffinato colonnato a capitello corinzio dotato di un corridoio anulare, al centro vi è a cella in tufelli e la copertura era conica.

Le vestali, figure di prim’ordine nella vita religiosa romana, custodivano il ‘fuoco sacro’, senza mai farlo spegnere per evitare conseguenze dannose per la città.

La Sibilla (che qui si chiamava Albunea o Tiburtina) era una profetessa che prevedeva il futuro alle genti: quella che qui era venerata è nota per aver predetto la nascita di Gesù a Ottaviano Augusto, un culto quindi molto importante.

Questi due templi erano visti da chi frequentava la Villa di Vopisco, una personalità ricca e facoltosa vissuta nel I sec d.C., che probabilmente acquisì il nucleo di età repubblicana.

La struttura era inserita mirabilmente nella natura, su due padiglioni che sorgevano nei versanti ai lati di un fossato canale poi detto canale della Stipa: l’irregolarità del travertino era seguita e in certi punti rettificata e stabilizzata per resistere agli urti delle piene dell’Aniene; a questo scopo si erano scavati tutta una fitta serie di canali diversori sotterranei che poi scaricavano nel lago del Pelago, creando un gioco di cascate e cascatelle ancora più ricco di quello odierno.

Ma le piene erano catastrofiche (soprattutto quella avvenuta nel 105 d.C.) e la villa fu quasi interamente distrutta.

Pochi resti rimangono ma estremamente suggestivi per immaginare ciò che ci descrive  Stazio nelle sue Silvae del 92 d.C.: la villa era diffusa nel bosco con piscine, belvederi ed aveva una estrema raffinatezza architettonica. Un capolavoro di mimetismo rispettoso della natura: Manlio Vopisco era un ecologista raffinato ante-litteram.

Nelle epoche successive ci fu un abbandono seguito da un riuso ambienti della villa: coltivazioni agricole, mulini ad acqua, polveriere, deposito di rifiuti.  Il sito cambiò volto, lasciando come unica evidente testimonianza i due templi dell’acropoli, sebbene parzialmente diruti.

Una presenza costante invece era la forza dirompente delle piene dell’Aniene, che tormentarono e condizionarono non poco la storia di Tivoli.

Villa Gregoriana prende il nome proprio dal papa, Gregorio XVI, che ordinò di risolvere radicalmente questo problema. Nel 1826 una piena particolarmente devastante portò via case, strade, la Chiesa di S.Lucia, il ponte sull’Aniene.

I danni furono così gravi da decidere per una drastica soluzione ingegneristica: due tunnel scavati nelle viscere del Monte Catillo, per spostare il corso del fiume lontano dalla città.

Il progetto fu presentato dall’ingegner Clemente Folchi e nell’ottobre del 1835 fu creata ed inaugurata la nuova Grande Cascata che affianca il parco di Villa Gregoriana, cambiando per sempre il paesaggi delle acque e salvando Tivoli.

Inoltre Papa Gregorio XVI commissionò la ricostruzione del ponte (che oggi si chiama appunto Gregoriano) e la creazione di un giardino, concepito da Mons Massimo ed il card. Rivarola. Si unirono così ragioni di sopravvivenza con un estetica naturalistica tipica dell’epoca del Romanticismo.

CURIOSITA’ E FASCINAZIONI

Il paradiso a Tivoli con..pesce fresco!

Chi viveva nella villa di Manlio Vopisco poteva avere pesce d’acqua dolce: le rovine nascondono il cosiddetto vivarium, una tipica vasca di allevamento dei pesci usata dai romani.

Come era bella la vita in villa: si poteva ammirare una sintesi unica fatte di acque, roccia, templi e bosco e nello stesso tempo mangiar pietanze a base di pesce pescata nello stesso irrequieto Aniene.

Affrontare il rischio per visitare le grotte di Nettuno e delle Sirene.

Siamo in una profonda valle fluviale, ma la forza delle acque e’ stata così forte, nel corso della storia, che i viaggiatori e gli avventurieri hanno immaginato divinità e creature del mare!

Nonostante il pericolo(questa è nota anche come la Valle dell’Inferno) molti artisti ed amanti della natura scendevano lungo il versante appesi ad una corda legata alla base delle colonne del tempio dull’acropoli: tale era ed è la magia che circonda Villa Gregoriana..

>Audioguida

 

>Posizione

 

VILLA GREGORIANA: IMPRESSIVE AND DELIGHTFUL

FIRST LOOK

You are facing one of the most beautiful park in the world. You’ll remain surprised looking over the impressive and romantic precipice dug out by the Aniene, mythical river.

The river flows crossing and eroding a picturesque rock, the so-called waterfall ‘tartaro’.

Covering the deep slope there’s a luxuriant and evergreen wood formed  by native and esotic vegetation; above all, standing on the acropolis of the ancient Tibur, the round marvellous temple related to the worship of Vesta or Sibilla.

The landscape come out as suspended, romantic and lightful.

WALKING ACROSS HISTORY

The first pre-Roman people decided to settle just on the acropolis, coming from Sabina, Latium, Greece they got together or fight against each other. According to some authors at first came the ancient people called Sicani or Siculi, who afterwards went to Sicily.

In the Roman age the natural landscape was enriched especially by Acropoli’s temples and  Villa of Manlio Vopisco.

Acropoli’s temples

This temples rose in the repubblican age (II-I century B.C.) and the attibution is uncertain.

The rectangular one is attributed to the worship of Tiburno, Vestal or Sybil; the round one related to Vestal or Sybil.

The particular position above cavernous rocks caused the building to fill the natural hole and to level the slope, in the most dangerous, sospended and flood exposed area.

The rectangular temple is so called pseudo peripteral(semicolumn included in the walls); the round one is peripteral and shows an elegant colonnade with Corinthian capital, inside there’s a concentric tuff block cella, once perhaps covered with a conic roof. This rounf temple is one the most important  monument in Tivoli.

The vestal virgin, important religious authority in the Roman age, kept the ‘holy fire’ inside the temple always burning, to avoid catastrophic effect(so they believed).

The Sibyl (here called Tiburtina or Albunea) foresaw the future to the people: Sybil albunea is known  for her prophecy regarding Jesus birth, revealed to emperor Ottaviano Augusto, thus a very important worship.

Villa of Manlio Vopisco.

The two temples were seen by who lived in the ancient Vopisco’s villa.

Manlio Vopisco was a rich cultivated man, living in the I century a.C., who probably bought a repubblican villa.

This villa was wonderfully set in the nature, composed by two parts on each side of a canal, later called Stipa canal. The irregular rock was sometimes followed and sometimes made strong and straight to face and resist Aniene’s flood; to this aim were dug 3 underground canal , flowin into the Pelago’ lake and creating such water landscape, enrichened by big and little waterfall.

But the flood were so strong to distroy almost all the Vopisco’s villa (especially that happened in 105 a.C.).

So we can see few but suggesting ruins; we can imagine what is described by the roman poet Stazio in his Silvae(92 a.C.): this villa was ‘spread’ in the wood, including termal baths, lookout, nymphaeums, showing fine architectural taste. A nature-camouflage masterpiece: M. Vopisco was probably an ecologist ahead of out time.

Successive ages

In the successive medieval ages the area of Villa Gregoriana was abandoned; later on were set agricultural cultivation, water mill, even if  powder magazine and dump!

The place changed his face, leaving only the ancient Acropolis’ temples, although damaged.

In spite Aniene’s flood continued to ruin and strongly damage the city of Tivoli.

Pope Gregorio XVI

Villa Gregoriana takes his name from Pope Gregory XVI who ordered to solve the problem due to the flood of the Aniene river. There were such terrible devastation since II century B.C. (the first known took place in the 105 B.C.) and in every century. In 1826 a particurartly devasting flood swept away building, streets, the church od S.Lucia, the bridge; the damage was so strong to decide a radical work of engineering: two tunnels escavated in Mount Catillo to rerout the water of the river far away from the heart of the city.

The project was presented by engineer Clemente Folchi and in 1835 was created the new Great Waterfall nearby Villa gregoriana, changing forever the water landscape and saving Tivoli.

In addition pope Gregorio XVI commisioned the rebuilding of the bridge(called gregorian bridge) and the creation of a romantic garden, conceived by Mons. Saverio Massimo with Cardinal Rivarola, thus combining practical reasons of survival with the aesthetic of the sublime in nature, typical of the Romanticism.

CURIOSITIES AND FASCINATING ASPECTS

Tibur paradise and ..fresh food

Once who lived in the ancient villa of Manlio Vopisco could have fresh water fish: the ruins of this ancient villa hide the so called vivarium.(foto), a roman fish pond. Imagine how delightful was the life inside the villa: one could see a unique combination of water, rocks, temples and wood, but also could eat very good food taken from the same river Aniene.

 Facing the death to reach Sirene e Nettuno caves

we are in a deep river valley, but the power of the water was so strong, throughout the history, that the travellers and the adventurers imagined sea God and creatures.

Despite the danger (this is also known as the Hell valley!) many artists and nature-lover let themeselves down the cliff, tiying a rope at the base of the round temple: there was and there is such a magic surrounding Villa Gregoriana.

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